image

Beppe Grillo ha già convocato la rivoluzione generale urlando al golpe. La piazza di Roma si è riempita di rabbia nei giorni in cui è stato eletto Napolitano. Poi Beppe Grillo all’appuntamento con la rivoluzione non si è presentato, perché non l’aveva messo ancora in palinsesto. Ma partendo da quella piazza e dalla rabbia diffusa che misuriamo quotidianamente nei confronti delle istituzioni, nei confronti dei politici, e delle forze dell’ordine (vedi gli incidenti di ieri a Milano), la tensione si percepisce a vista d’occhio, sale giorno per giorno.

Il governo Letta rappresenta un antidoto da un punto di vista delle risposte, deve immediatamente darne sul lavoro, e in parte lo ha fatto, attraverso una rappresentazione di coesione tra le forze politiche deve tracciare un percorso di speranza e mentre gli interventi sul lavoro, sulle tasse, hanno dei costi che determinano lo spostamento di risorse, la ricerca di risorse economiche che ovviamente si fa fatica a trovare, c’è invece un aspetto che genera speranza e fiducia che sono le riforme, quelle riforme che non costano niente, anzi, che migliorano l’efficienza della macchina dello stato riducendone oggettivamente i costi. Leggi tutto »

Print Friendly
Email

Mettiamo in fila i fatti.

Milena Gabanelli viene votata da un criptico sondaggio di elettori 5 stelle come miglior candidata per la presidenza della Repubblica, mettendo in evidenza, tra l’altro, che non sempre le maggioranze hanno ragione. Per cui il Movimento si arma di nuovi miti: Rodotà, Gabanelli, Strada diventano punti di riferimento come lo diventano i professor Becchi, il quale è stato travolto dalle sue stesse dichiarazioni nelle quali confondeva le previsioni con gli auspici relativamente all’avvento di violenza politica e sociale nel nostro paese.

Ma torniamo alla Gabanelli. Quello che ha fatto domenica è risaputo. Ha posto delle domande; per chi è ossessionato dagli scontrini da oltre tre mesi come il popolo dei 5 Stelle, sembrava legittimo domandarsi a chi andassero a finire i proventi del blog di Beppe Grillo, che lei assume essere “l’House organ” del Movimento. Ma il blog di Beppe Grillo è di Beppe Grillo, non del Movimento. Sarebbe come chiedergli di devolvere i proventi dei suoi spettacoli, al suo Movimento.

Perché 5 stelle è il movimento di Beppe Grillo e non è una proprietà transitiva, politica, metaforica: è suo, è un suo possesso. Lui detiene il marchio, lui stabilisce le regole, per carità le fa votare, le regole, ma chi non è d’accordo viene buttato fuori. Quindi è un movimento che prevede solo l’unanimità; non è previsto dissenso. Per cui, se sei d’accordo con lui vieni legittimato, vieni anche votato, glorificato, incensato, applaudito, ma se non sei d’accordo con lui vieni invece fustigato, insultato, deriso.

La cultura democratica è una cosa seria. Lui è portatore della cultura dello spettacolo, per la quale in uno spettacolo teatrale non è previsto il dissenso: se a qualcuno non piace lo spettacolo non va, non compra il biglietto; chi lo fa, si presume che lo faccia non per fischiare, dissentire o per dire che quello spettacolo poteva essere fatto in altro modo. Per questo i critici vengono considerati emeriti cretini dagli artisti. Leggi tutto »

Print Friendly
Email

Di Dimitri Buffa - Oggi, 18 maggio 2013, sono esattamente 25 anni da quando la tua morte (provocata per il tramite di un tumore maligno da quella parte della magistratura italiana che con il proprio protagonismo politico ed esistenziale adesso ha infettato l’Italia tutta) gettò un intero Paese nello sconforto e nella disperazione.

Il problema delle riforme della giustizia, oggi come allora, sembra camminare quasi solo sulle spalle del partito di cui fosti il presidente più amato: il Partito radicale.

E anche nell’Italia del terzo millennio gli altri partiti politici non hanno il coraggio di guardare alla condizione carceraria come a una infrastruttura che non funziona e getta l’Italia nel discredito a livello europeo, con centinaia di condanne della Corte dei diritti dell’uomo, e oramai mondiale. Leggi tutto »

Print Friendly
Email

Matteo Renzi è un leader politico che ha saputo mobilitare interesse e speranze, con un linguaggio semplice e diretto ha saputo coinvolgere trasversalmente milioni di persone.

Ma la speranza ha bisogno di prove d’amore di essere sostanziata e sostenuta con evidenze confortanti.

Ora, la situazione complessiva del paese passa dalla speranza generata nella maggioranza dei cittadini dal Governo Letta (ha la fiducia di più della metà degli italiani) alla depressione suicida che il contesto economico ci consegna, banche che salvano se stesse e spianano i propri clienti, crolla tutto; mercato immobiliare, produzione industriale e occupazione. Siamo tornati al conflitto tra le forze politiche duro e violento, come sempre intorno a Berlusconi.

Leggi tutto »

Print Friendly
Email

Io adoro Marco Miccoli. Adoro la sua capacità di lettura psichiatrica della realtà e il suo accentuato senso critico nei confronti di Alemanno.

Il deputato Pd ha detto che ieri il sindaco uscente di Roma è andato “molto male” al confronto televisivo in onda a Piazza Pulita su La7.

La verità, però, è un’altra: Alemanno è in corsa e gioca da favorito per le comunali. E questo non fa tornare i conti della lettura quinquennale di Miccoli e dei suoi amici.

Infatti, se Alemanno fosse davvero quello che sostiene l’onorevole, non sarebbe allora a ridosso dell’asfittico Marino (come dice Morassut). Leggi tutto »

Print Friendly
Email