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SONDAGGIO: IL 71% DEGLI ITALIANI NON HA FIDUCIA NEI SINDACATI, PER IL 50% LO SCIOPERO NON SERVE PIU’. EPIFANI IL PIU’ NOTO, POLVERINI LA PIU’ APPREZZATA

12 dic 2008

I sindacati: il 71% degli italiani non esprime fiducia nei sindacati e questo è un dato che dovrebbe far riflettere profondamente i dirigenti sindacali.

Questa distanza dei sindacati dall’opinione pubblica è confermata dal ruolo che gli italiani gli assegnano, dove ben il 43% reputa la loro funzione legata agli interessi dei partiti e solo il 29% legata agli interessi dei lavoratori, ma solo il 14% attribuisce al sindacato la tutela del posto di lavoro, rispetto al 35,7% che non si ritiene tutelato da nessuno. A conferma di questo ben 7 cittadini su 10 dichiarano di non sentirsi adeguatamente tutelati dai sindacati.

I leader: il leader sindacale maggiormente conosciuto è Guglielmo Epifani con il 52%, ma è anche quello che gode del minor tasso di fiducia con il 28,1% che è riservato invece a Renata Polverini con il 38,8% di fiducia e con il 15,2% di notorietà. Raffaele Bonanni ha il 33,3% di notorietà ed il 32,7% di fiducia, Luigi Angeletti ha il 27,9% di notorietà ed il 34,1% di fiducia.

Lo sciopero generale del 12 Dicembre: 8 cittadini su 10 sono a conoscenza del fatto che è stato indetto uno sciopero generale, ma solo il 45% sa che è stato indetto dalla CGIL e il 69,7% non conosce esattamente i motivi per cui ci sarà lo sciopero.

Solo il 33% reputa questo sciopero utile a difendere i lavoratori dalla crisi, mentre il 37,4% lo reputa inutile e il 29% gli attribuisce solo finalità politiche.

Per finire in generale oggi la metà degli italiani non reputa lo sciopero uno strumento adeguato per ottenere dei miglioramenti nelle condizioni generali dei lavoratori, verrebbe da dire che lo sciopero ha scioperato.

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luigi crespi

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64 commenti a “SONDAGGIO: IL 71% DEGLI ITALIANI NON HA FIDUCIA NEI SINDACATI, PER IL 50% LO SCIOPERO NON SERVE PIU’. EPIFANI IL PIU’ NOTO, POLVERINI LA PIU’ APPREZZATA”

  1. raff scrive:

    “il 69,7% non conosce esattamente i motivi per cui ci sarà lo sciopero.” fra questi ci sono i dirigenti sindacali . Speriamo perche una vera ripresa ci sara solo quando i parassiti di tutti i generi verranno rigettati

  2. Franco Marinoni scrive:

    bravo luigi crespi

  3. aldo scrive:

    questo è un sito finanziato da berlusconi, quindi….

  4. Giulio scrive:

    Quando ci sono sindacati che si muovono più per interesse politico che per quello dei lavoratori…

  5. Gab scrive:

    Quando vedo Bonanni e Angeletti uscire dal retrobottega della casa di Silvio, la fiducia cala anche a me
    E di parecchio

  6. LUIGI CRESPI scrive:

    CARO ALDO. QUESTO E’ UN SITO LIBERO, MA QUESTO NON TI AUTORIZZA A DIRE COSE FALSE E DESTITUITE DA OGNI FONDAMENTO. CRITICHE QUELLE CHE VUOI, OPINIONI TUTTE. MA CAZZATE BASTA!

  7. Ronnie scrive:

    Io non ho mai capito: che ha fottere i lavoratori siano i padroni, posso anche arrivarci,forse è legittimo da parte loro.Ma che a fottere i lavoratori siano i sindacati non l’ho mai capita. Che poi sono più miliardari delle aziende, con patrimoni da nababbi. Pensiamo a CGIL, per esempio, con 5.000.000 milioni di iscritti (leggo) per 150 euro (media) ogni tessera annua, quanto fa? Mi è venuo un colpo. Poi ci sono CISL, UIL, UGL…..MAh!!

  8. Gianluca scrive:

    I sindacati sono caduti in disgrazia un po’ in tutto il mondo occidentale,in Italia poi c’e’ una CGIL che ancorata al maggiore settarismo della sinistra nostrana,difendono ancora le pensioni di anzianita’,sono diventati i paladini delle pretese piu’ assurde degli immigrati…quindi non c’e’ meraviglia della loro impopolarita’.
    la CGIL,cioe’ confederazione generale italiana lavoratori,farebbe bene a cancellare l’aggettivo italiana e a sostituirlo con islamo-africana,e’ l’appellativo a loro piu’ appropiato.
    p.s. la Svezia,il paese per eccellenza del welfare e dei diritti,ha ribadito in un sondaggio che vuole un ridimensionamento delle tasse e del ruolo dello stato,finche’ erano tutti svedesi il welfare era accettato e tollerato,ma con l’immigrazione tutto e’ stato messo in discussione,e’ inutile strillare sempre alla xenofobia,i fatti sono assai diversi………..

  9. laura scrive:

    La sfiducia verso i sindacati non è una cosa nuova: esiste da tanti anni. Non mi stupisce che in questo periodo in cui il berluska e company hanno come fine creare divisioni e risse, si diffonda questa notizia. La vera ragione dell’antipatia verso i sindacati sta nel fatto che uniti creano problemi a chi vuole distruggere i contratti dei lavoratori, uniti sono troppo forti. Quindi meglio invitare a cena angeletti e bonanni x fare in…zzare la cgil che è quella più pericolosa perchè, si sa, è più vicina agli interessi di chi lavora, compresi coloro che, invece di interessarsi dei loro diritti e, quindi delle ragioni di uno sciopero (che fa perdere una cifra ingente a chi guadagna una miseria), pre4ferisce guardare la tv e bersi tutte le fesserie che questa gli propina. Di questo passo… SI SALVI CHI PUO’!!! … ma non dia la colpa ad altri che hanno solo il compito di rappresentare chi invece se ne frega di tutto.

  10. Gianluca scrive:

    x Laura,
    la CGIL e’ il sindacato piu’ vicino a chi lavora? cos’e’ questa una barzelletta,ma se gli iscritti sono al 60% dei pensionati….
    Se la CGIL dif chi lavora…io sono Robert Redford……..

  11. ettore scrive:

    Mi stupisco che sia solo il 71% e che le idee di sinistra in Italia e in Europa abbiano ancora un 30% di consensi.
    Di fronte allo strapotere economico, mediatico e politico delle destre, che vi sia ancora 1 su 3 che ha un pensiero critico è un dato positivo.
    Fanno sorridere quelli di destra che godono di questa situazione, sorridono a questo nuovo glorioso mondo occidentale in mano alle destre da 20 anni e che però al tempo stesso si lamentano dell’immigrazione. Non sarà che l’immigrazione l’hanno creata le idee liberiste di destra? E che lo sfruttamento degli immigrati è nel dna della destra che ha bisogno di manodopera a basso costo per fare profitto e ingrossare il mercato.

  12. Re di Roma Euroscettico scrive:

    Mi associo ai complimenti per il sondaggio.
    Mi domando come sia possibile che il 29% di questi miei concittadini abbiano ancora fiducia in tali lobby di potere

  13. Re di Roma Euroscettico scrive:

    Gianluca: interessante il riferimento alla Svezia ma mi piacerebbe che postassi il link dove hai letto la notizia
    Ad Ettore, Laura ed altri poveri “democratici”:
    io della CGIL non mi curo. Voi fate come volete.

  14. Re di Roma Euroscettico scrive:

    Ettore:”Lo sfruttamento degli immigrati è opera della destra liberista”.
    Ti correggo: liberismo sì ma destra proprio no!
    La destra è elitaria, spiritualista, colbertista e critica verso “l’economismo” anglo-americano che è soprattutto roba democratica e quindi “de sinistra”.
    A casa mia si dice “Apri bocca e je dai fiato”. Come del resto avviene sempre più sovente a sinistra, non solo in Italia.
    Alla fine la sinistra sta soccombendo perché è semplicemente incapace nel vecchio continente a rispondere alle esigenze di quella che è la popolazione autoctona. Oggi se io fossi di sinistra mi sposterei negli USA. In fondo anche Lenin e Roosvelt non erano poi così lontani.

  15. ettore scrive:

    Re di Roma, gira la frittata e si fa una bella magnata. Gnamm!! Colbertista…wow…capirai…c’è da vantarsi?
    Elitaria e spiritualista per me sono due termini profondamente negativi quindi sì, è elitaria e spiritualista (ma nel perseguire il profitto economico lo spiritualismo va a farsi benedire)

    La sinistra è semplicemente stata schiacciata dalle solite caste di potere che man mano hanno accentuato il controllo dell’ economia, del mercato e soprattutto dei media, che nelle società avanzata giocano la partita chiave.
    Basta leggersi Brave New World per ritrovarci il mondo di oggi o magari un bel saggio di Postman come “Divertirsi da morire” per capire che società è stata creata.
    La gente è stata manipolata e drogata con piccoli piacere materiali, e pian piano gli è stato insegnato che l’individualismo, l’egoismo e la ricerca esclusivamente personale del benessere magari a discapito del vicino di casa è l’obiettivo più sopraffino.
    Ti piace come società, vero? Non stento a crederlo.

  16. Gianluca scrive:

    x re di Roma,
    nn c’e’ un link che illustra cio’ che ho espresso,era un riferimento di un articolo di giornale di un anno fa,forse sara’ riportato in qualche sito scandinavo,ma non comprendendo la lingua,non posso dare indicazioni precise.
    In Svezia vi e’ un governo di centrodestra dal 2005,con buone possibilita’ di ribadire tale successo alle prossime elezioni,la sinistra e’ oramai incapace di interpretare in Europa le aspettative della popolazione autoctona,anche l’ex patria della socialdemocrazia,la Svezia,non fa eccezzione…

  17. ettore scrive:

    SVEZIA:
    sondaggio estivo 2008.

    Dallo stesso sondaggio emerge inoltre che, in caso di votazione oggi, la coalizione di centro-destra al governo sarebbe in una posizione nettamente minoritaria con il 40,2% delle intenzioni di voto rispetto al 53,6% dei socialdemocratici.

  18. pietro scrive:

    secondo me si dovrebbero abolire i sindacati. servono solo ad aizzare i lavoratori contro il governo, non tutelano niente e succhiano un mare di soldi…

  19. Raffaele scrive:

    forse perchè la maggior parte degli iscritti alla cgil è composta da pensionati e non da lavoratori…quindi forse conviene fare gli interessi dei soci di maggioranza….

  20. giancarlo venafro scrive:

    Sono convinto che i sindacati sono la rovina del Paese.

  21. Walter scrive:

    L’Italia è il paese più sindacalizzato del mondo. Il lavoratore (dipendente) italiano si sente il più insoddisfatto del mondo. Chiedo lumi agli illuminati del sindacalismo…

  22. Claudio scrive:

    Sono disoccupato per colpa dei sindacati che non hanno accettato il dialogo……

  23. carmine scrive:

    ragazzi qui non si puo’ parlare di sindacati, ma di associazioni occulte di cui non sappiamo con certezza quanti iscritti ci siano, quale sia il loro patrimonio ecc ecc. nei comizi sono i primi a tirar fuori la costtituzione in difesa dei lavoratori, ma sono proprio loro i primi a calpestarla dato che continuano a disattendere il dettame costituzionale di cui all’art. 39.
    vergognosi!

  24. lilla scrive:

    condivido in pieno il commento lasciato da raff

  25. Carmelo scrive:

    Non ho avuto mai bisgno dei sindacati……il sindacato sono io, solo io so come risolvere il problema.. non spiegandolo vie traverse ! annulliamo i sindacati, risparmiamo questi soldi e tutti i capi sindacati che si mettano a lavorare

  26. pino scrive:

    lo sciopero????solo un modo per far vedere che ci sono,ma sotto sotto vanno a bracetto con tutti quelli che li fanno gestire le assunzioni ….ecco perche’ il sistema italia non funziona…..nessuno sta al posto che gli compete!!!!!

  27. filippo scrive:

    basta con gli scioperi! rimbocchiamoci le mani!
    è un momento difficile ma si deve guardare avanti con fiducia. meglio un uovo oggi o una gallina domani? questa è la domanda che i NUOVI sindacalisti dovrebbero farsi, basta con gli scioperi selvaggi, utili solo a distruggere quel poco di buono che resta. ci sarà da soffrire, ma facciamolo per un futuro migliore e poi diciamocela tutta i sindacati oramai difendono solo l’indifendibile: gli extracomunitari, i posti parastatali, ferrovie, alitalia, fiat, etc etc. ma gli altri dove sono? i nostri concittadini onesti lavoratori? le piccole aziende? i piccoli imprenditori che NON HANNO MAI IL POSTO FISSO! questo è il mondo con il quale dobbiamo tutti confrontarci. è finita l’era del posto sicuro. siamo tutti precari. italiani siamo, non dobbiamo mai dimenticarlo, e smettiamola di guardare solo al profitto e andare a produrre nei paesi emergenti, solo per guadagare qualcosina in +; ma se quì poi non abbiamo nessuno a cui vendere a cosa serve tutto ciò? non si può scrivere MADE IN ITALY e produrlo in cina che siamo tutti fessi? sindacati svegliatevi che il mondo è cambiato ma voi non ve ne siete accorti: dormite! chi vi scrive è un piccolo imprenditore di destra incazzato + di voi per come stanno andando le cose però, contro chi devo scioperare io??? sarebbe gradita una risposta intelligente, non solo bile e veleni!

  28. Mario scrive:

    Concordo in pieno con quanto ha detto Carmine!

  29. marco scrive:

    meno male che gli italiani cominciano a capire
    che i sindacati pensano solo ai fatti loro!!

  30. Gianluca scrive:

    x Ettore,
    Sondaggio estivo in Svezia? Sono le urne quelle che contano non i sondaggi! Ormai ai sinistroidi non resta che attaccarsi a quelli(magari taroccati) e fare propaganda.
    Eppoi,quando parlo di cittadini Svedesi che vogliono un ridimensionamento delle tasse e del ruolo dello stato,intendo tutti i cittadini,di sinistra e di destra,sono in pochi nel nord Europa a voler fare i solidaristi con i bingo bongo e i Mohammed.
    Se la sinistra,anche svedese,vuole governare,l’unico modello e’ quello britannico alla Tony Blair,il resto sono chiacchiere ed aria fritta.

  31. Tristano scrive:

    I sindacati sono uno dei principali motivi della stagnazione economica dell’Italia.
    Sono inoltre gestiti da incompetenti che non capiscono gli effetti delle loro richieste e dei loro comportamenti. Paesi meno sindacalizzati dell’Italia hanno quasi pieno occupazione e piu’ fiorenti economie.
    Basta con questo retaggio post-bellico.

  32. Tamara scrive:

    I sindacati italiani sono credibili come i nostri politici e come l’insieme dell’organizzazione clericale. Cioè 0 (zero)

  33. luca scrive:

    beh.. che dire.. se i sindacati hanno perso importanza è perchè evidentemente molte volte,invece di cercare un dialogo,scendono necessariamente in piazza.esempio quello dei professori: quanto prende un professore? 1200 euro?pochi dite? quanto lavorano? 18 ore la settimana? 66 euro al giorno sono pochi? x lavorare mediamente tre ore al giorno? la verità è che il più delle volte i sindacati sono stati e sono ancora la rovina dell’italia.se si concentrassero su problemi seri,ritroverebbero credibilità. e x problemi seri intendo: controllo delle graduatorie,mritocrazia ( io sono a scuola,e ho un paio d professori che veramente nn fanno nulla) .

  34. onorati michele scrive:

    i sindacati sono rimasti a l’italia post-industriale sciopero lotte contro i padroni (cosi detti ) ecc..bisogna riformarli radicalmente e totalmente…il salario non e tutto la qualita della vita e la sicurezza sono fondamentali nel posto di lavoro..oltre la tranquillita di svolgerlo..
    per me …1 un pooul di avvocati commercialisti indipendenti pagati da tutti i sindacati riconosciuti con i soldi delle tessere ritenute in busta paga ad assistere gl’iscritti fare i contratti sia di primo che di secondo livello tramite il confronto con le rsu aziendali che gestiranno le assemblee con i lavoratiri ora troppi incompetenti e gestibili dalle aziende che gli girano ore libere ecc
    i soldi dei lavoratori che fine fanno ??????
    rimborsi …il sindacato se inteso coinvolto nei processi evolutivi aziendali e una risorsa e una protezione vera sia del posto lavoro che della sicurezza sul lavoro..questo almeno per le grandi e medie imprese..

  35. lucaj scrive:

    IO NON RIESCO A CAPIRE PERCHè IN ITALIA GLI SCIOPERI GENERALI SI FANNO SEMPRE DI VENERDI O DI LUNEDI?!?!?!?PONTE LUNGO? CMQ I SINDACATI CHE CI SONO IN ITALIA (CGIL,CISL E UIL) SONO LA ROVINA DEI LAVORATORI!!

  36. lucaj scrive:

    SAPETE IL FATTURATO DELLA CGIL LO SCORSO ANNO? 1 MILIARDO DI EURO!!!!! PRATICAMENTE UNA MULTINAZIONALE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  37. michele77 scrive:

    Credo che oggi ciò di cui dovrebbe occuparsi la politica sarebbe l’impresa di snellire lo stato:
    - abolizione delle province e delle prefetture
    - abolizione delle comunità montane
    - federalismo VERO: cioè macroregioni (nord, centro, sud, Roma, sicilia e sardegna)
    - accorpamento comuni con meno di 2000 abitanti

    I giornali e gli opinon makers dovrebbero spingere per la democrazia nel nostro paese:
    - partiti veramente democratici (primarie stabilite per legge e non arbitrariamente)

  38. michele77 scrive:

    RIVOLUZIONE ITALIANA:

    basta regioni burocratiche: Macroregioni!

    basta province e prefetture!

    accorpamento comuni con meno di 2000 abitanti!

    partiti democratici!

    separazione delle carriere!

  39. michele77 scrive:

    partiti democratici = primarie per legge

  40. ale scrive:

    Ma invece di stare a cazzeggiare sui siti perchè non pensate a lavorare ????? L’Italia forse andrebbe meglio…..basta con i piagnucolei dei sindacati…loro solo rovinano…non fanno cose per il paese ….BASTA A CASA !!!!

  41. corrado scarselli scrive:

    Io sono in quella percentuale, secondo me il sindacato ha delle grandissime rrsponsabilità per la situazione di profonda crisi in cui il paese si trova. Del resto se pensiamo che per la Cgil su 5.000.000 di iscritti più di 3.500.000 sono pensionati non può che essere così. La parte piùproduttiva del paese, quella che produce la prospettiva è da un’altra parte rispetto ala sindacato.

  42. massimo filippi scrive:

    Ritengo i sindacati una delle maggiori piaghe di questo paese e li considero corresponsabili della situazione in cui ci troviamo. Sono uno strumento ormai non solo vecchio, stantio e inutile ma profondamente dannoso a qualsiasi sviluppo e crescita dell’Italia.

  43. Tuttoqua scrive:

    Il fatto che siano bastati 2 commenti e mezzo per spostare il tema verso un confronto politico (tra l’altro inutile,) e’ lo specchio della situazione. I sindacati in Italia fanno parte della Sinistra, e questo e’ un fatto. Che poi si adoperino per difenderne i valori e il credo ci puo’ anche stare, da cui le percentuali di “sgradimento”. Che i sindacati poi si occupino piu’ del loro orticello che dei veri interessi dei lavoratori, di tutti i lavoratori, questo e’ un fatto che fa incazzare tutti, “destri” e “sinistri”. La verita’ e’ che il Mondo cambia, chi non riesce a stare al passo e’ perduto, e’ una legge di Natura e c’e’ poco da fare dibattiti su questo.

  44. Carmelo scrive:

    I Sindacati sono stati e sono tuttora il maggior ostacolo al rinnovamento del Paese. Se l’Italia ha i salari più bassi d’Europa, di chi è la colpa? Chi sottoscrive i contratti collettivi di lavoro? La CGIL deve scioperare ma contro se stessa e tutti i privilegi che difende. La verità è che insieme a certa politica, i sindacati sono responsabili del disastro in cui versa il Paese. Non volevano privatizzare Alitalia perchè è un grande bacino di tessera e potere, come tutto il settore pubblico. Nel privato non contano nulla ed è questo che li terrorizza. Lo slogan dello sciopero di ieri era: più salari, più pensioni, più sviluppo. In tutti questi anni dove sono stati?

  45. Angelo scrive:

    Facendo la premessa che non sono mai stato iscritto a nessun sindacato(e mai lo farò),e non mai fatto un giorno di sciopero in 22 anni di lavoro,vorrei attirare la vostra attenzione su un paio di punti.
    Sono un lavoratore del commercio,alla notizia che 2 sigle sindacali su 3 avevano accettato delle clausole imposte dalla Confcommercio per rinnovare il contratto scaduto da anni(lavoro obbligatorio alla domenica e retribuito senza straordinare…che per inciso nel commercio valgono un 30-35%,e inoltre slittamento del riposo di 2 settimane…roba che a momenti neanche in Cina succede)mi è sorto spontaneo pensare…MA CHE CAVOLO CE NE FACCIAMO DI SINDACATI DI QUESTO GENERE??
    1.600.000 lavoratori trattati come pezze da piedi,poi quando sento che i sindacati dei lavoratori aereoportuali insorgono perchè si voleva licenziare dei farabutti che rubavano dai bagagli dei passeggeri…mi viene il sangue alla testa.
    I miei complimenti…lavoratori trattati come carne da macello e delinquenti tutelati…..ma andate a zappare la terra!!(con tutto il rispetto per gli agricoltori ovviamente…ma magari vi servirebbe un po di aiuto)

  46. Davide scrive:

    I sindacati sono serviti negli anni 50 quando non c’erano norme,regole e tutele per i lavoratori … al giorno d’oggi sono solo associazioni a scopo di lucro, vivono sull’ignoranza della gente e creano ostruzionismo all’interno degli ambienti lavorativi … !!!

  47. stefano scrive:

    I sindacato ormamai politicizzato e riccho, avendo ottenuto quasi tutto ciò che si poteva ottenere di buono per i lavoratori, cerca il consenso delle piazze lottando solo se lo scopo ultimo è aggiungere consensi e tessere sindacali. Ciò che dicono e ciò propongono è ad uso del proprio tornaconto, lo sciopero di massa non serve a nulla se non ci sono i soldi per migliorare la condizione economica dei salariati. Pertanto strumentalizzano una crisi economica mondiale per non perdere consensi e per poter avere più potere lottando contro il paese e contro i nostri interessi.

  48. Simone scrive:

    Lavoro in una azienda pubblica.
    I sindacati difendono esclusivamente i fannulloni (che sono gli unici a lamentarsi), non vogliono la meritocrazia (premi uguali a tutti, chi lavora e chi dorme).

    Da una puntata di Report di quest’anno: “In Italia ci sono 700.000 sindacalisti e gli stipendi più bassi d’Europa.”

    Questo non vi fa riflettere?
    Difendono i lavoratori o i privilegi che hanno ottenuto nel corso degli anni?

  49. Nccolò scrive:

    Chiaramoci
    i sondaggi potete metterveli in quel posto, perchè 10.000 o 1.000 persone non sono l’Italia, i sondaggi vanno usati con il contagocce
    poi
    i politici italiani sono tanti e ben stipendiati ed il paese va a rotoli
    cioè non capisco perchè se i sindacati sono messi nella stessa situazione, di questi ci si scandalizza e dei primi no. c’è la gente che li applaude ai comizi, povere pecore

  50. MAURO1 scrive:

    Sto leggendo il libro ” L’altra Casta ” di Liviandotti, su come funzionano e si finanziano i sindacati, alla faccia della Costituzione che invocano sempre, tranne l’art.39, come dice Simone.
    E’ una lettura MOLTO interessante. E poi qualcuno dice che in Italia il problema è Berlusconi?

  51. Tamara scrive:

    Luca se non sai ciò che dici è meglio che tu stia zitto

  52. fv scrive:

    La direzione è la competitività. I sindacati storici sono agli antipodi in quanto difendono quanto acquisito negli anni 70/80 (in economia milioni di anni luce fa). La competitività è l’arma di chiunque vende la propria attività, ed è un contratto all’interno dell’azienda, se non al singolo individuo, rividibile da ambo le parti, libero se non tenuto insieme dal collante dell’interesse. Utopia? No, se la direzione è la competitività la soluzione siamo noi, con le nostre azioni e decisioni: i nostri acquisti. Se nelle nostre azioni di ogni momento teniamo in mente che chiunque NON sia professionista merita di perdere la sua posizione noi stiamo operando per la soluzioni di coloro che sanno essere attiviti e dare un senso (misurare) il risultato della propria attività e quindi sanno quanto producono e quanto esigono (contrattazione) per continuare ad operare. Il mercato è una prateria verde, non la vediamo perchè c’è una ressa di fanagottoni e non professionisti che occupano gli spazi. Se vado in una pizzeria e sono servito con sciatteria, c’è sporcizia, e mi si chiedono 10 €: beh, questo posto per me e chiunque parla con me è chiuso. Il fallimento, per chi non sa fare il proprio mestiere, è sacrosanto. Chi difende, con l’immaginetta della Charitas o l’immaginetta di colore vagamente rosso, la pizzeria e chiunque vi faccia parte, è un sabotatore. Dalla crisi si esce ognuno con il proprio biglietto e schierandosi nei confronti di tutti coloro che non ci permettono di muoverci e di vedere. Ognuno pensi le azioni che andrà a fare nelle prossime 5 ore e decida di essere coerente con questo principio: non pagherò un solo centesimo il non professionismo. La soluzione sono le nostre decisioni.

  53. lUIGI scrive:

    Un sondaggio con 1000 campioni non può avere nessuna pretesa di rilevare il pensiero del paese.
    Auditel e gli altri sondaggi elettorali si basano su non meno di 15000 campioni…
    Signor Crespi torni quando ha fatto altre 14000 telefonate …..

  54. Giancarlo scrive:

    Vedo molti commenti forbiti. Ma ritengo che tra le critiche acculturate si sia persa di vista quella che è la realtà vera. La realtà è questa: i sindacati altro non sono che delle greppie dove mangiare a quattro palmenti alla faccia dei lavoratori. Ci sarà sicuramente qualcuno che lo fa con l’anima, ma sono veramente pochi. Io ne conosco solo due e sono tutti e due schifati dell’ambiente. Se poi parlate senza conoscere da vicino qualche sindacalista allora è un altro paio di maniche. Ma vogliamo parlare delle mogli, delle sorelle e dei parenti vari imbucati dentro aziende dai bravi sindacalisti?? E’ così che si fanno gli interessi dei lavoratori? Ma lasciate perdere, sono l’ennesimo baraccone italiano!!!

  55. Cristiano scrive:

    In Italia non crede più nessuno nei sindacati perchè siamo tutti concentrati a guardare il telefomnino di ultima generazione o l’Inter che cosa a fatto domenica oppure se Kakà a baciato la Canalis , dimenticandoci che tutte le cose che abbiamo le abbiamo ottenute con la battaglia e con gli scioperi fatti dai nostri genitori che magari hanno preso pure le botte dai cellerini perchè erano in manifestazione .
    Ma io sono contento perchè poi quando ritorneremo a fare 12 ore al giorno come capita in certi paesi dopo capiremo che i sindacati sono importanti , non ci son0o più ideali la gente si ignora e vive nel proprio giardino senza pensare che questo è quello che voglioni i “Padroni”

  56. michele scrive:

    Vorrei che tutti i capi sindacalisti mostrassero su un grande manifesto in città le loro mani! Vorrei vedere quali di queste mani avessero i calli. Solo chi ha lavorato può capire i lavoratori non chi ha fatto da porta borse ed ha freneticato nelle sezioni. Si vergognino di parlare di lavoro chi non l’ha mai fatto, o fatto molto poco o peggio, pagati da un datore di lavoro, utilizzando la giornata come permesso sindacale. E’ ora di finirla, che distribuiscano ai lavoratori le ingenti somme che percepiscono dallo Stato, solo così dimostrerebbero amore per i lavoratori, non sperperandoli chiamando a raccolta (a pagamento) la gente in piazza per dimostrare la loro potenza. Anzicchè parlare a vanvera come oche, si rendano conto dell’effettiva situazione del paese, dei grandi sacrifici ed impegno dei datori di lavoro e non chiedano la luna da grandi incopetenti, facciano la loro parte con intelligenza e non per partito ….preso. Il Sindacato serve se riesce a mediare fra datore di lavoro ed operaio considerando le condizioni generali della nazione. Non suggerirei alle mogli dei sindacalisti lo sciopero del sesso, se questi non addivenissero a miglior ragione, perchè sarebbero a rischio le mogli dei lavoratori, suggerirei solo di cambiare mestiere che sarebbe utile per tutti.

  57. Francesco Reali scrive:

    Michele, la bravura di un sindacalista non si misura dai calli che ha sulle mani. Quanto lavori o quanto hai lavorato non si misura dai calli che hai sulle mani (non tutti i lavori necessitano di un badile, è un’ovvietà ma sembra che ci sia bisogno di ribadirla ancora!).

    L’efficacia di un sindacato non si ottiene ridistribuendo ai lavoratori i soldi che lo stato ti da’: se così facessero, allora sì che i sindacati sarebbero totalmente inutili.
    I sindacati servono, eccome. Probabilmente andrebbero riformati, sicuramente sono tutti migliorabili (come ogni cosa!).

    Consiglio a tutti di guardarsi l’ultimo servizio di Report (www.report.rai.it) sui sindacati, poi (una volta informati) ne riparliamo…

  58. paladinoitaliano scrive:

    LO scopero serve solo alla sete di potere dei sindacalisti e per giustificare la poltrona.
    Basta scioperi, pernsiamo al lavoro per chi non ce l’ha.

  59. annamaria scrive:

    l’unica volta che ne ho avuto bisogno mi hanno fatto pagare 140mila lire di tessera e non hanno fatto nulla per farmi avere 9.000.000di lire che mi spettavano pur avendo fatto loro i conti con le buste paga.hanno chiamato il mio datore di lavoro per un accordo ,lui si e rifiutato e loro hanno alzato le braccia.questi dovrebbero difendere i nostri diritti? andassero a lavorare come facciamno noi!!!!!!!!!

  60. annamaria scrive:

    i scioperi sono creati ad arte da loro non servono a nulla tanto poi si mettono a tavolino e finisce tutto a vino e tarallucci,pagano i pensionati con cappellini, cestini portapranzo,pullman,gli fanno fare le gite e gli fanno il lavaggio del cervello questi sono i scioperi? sono piu credibili quelli spontanei senza alcuna bandiera a dimostrarli

  61. annamaria scrive:

    non confondiamo poi i sindacati degli anni 50 con quelli di adesso,oggi sono troppi a mangiare pane a tradimento se ce ne fossero miglioni di meno di sindacalisti risparmieremmomiglioni di euro

  62. daniela scrive:

    Ho lavorato per 35 anni presso una casa editrice non mi sono mai iscritta a nessun partito sindacale,cosa facevano i nostri sindacati,lavoravano pochissimo,troppo da fare per parlare con i lavoratori,avevano i posti migliori,aumenti,privilegi.Qundo il sindacato era molto in voga, sciopero con picchetti,scioperi,tante parole, noi si otteneva ben poco,sono sempre stata convinta che loro si mettessero d’accordo prima con il datore di lavoro poi cercavano di convincerci sul da farsi.Il mio parere sono tutti una massa di fannulloni tante parole e pochi i fatti,li toglierei dalle aziende.

  63. KAT scrive:

    Facciamo ridere!! siamo una massa di quaquaraquà… L’Italia è soltanto un paese dove tutti sono buoni a piangere e nessuno a fare i fatti, non cerchiamo i sindacati ma cerchiamo soltanto di essere tutti un po più uniti, e sicuramente le cose andranno meglio.

  64. QUESTO E' IL POTERE scrive:

    ECCO COME MORIMMO
    di Paolo Barnard

    Il processo iniziò il 23 agosto del 1971 nella sale della Camera di Commercio degli Stati Uniti d’America, e arrivò alla sentenza il 31 maggio del 1975 nell’assemblea plenaria della Commissione Trilaterale a Kyoto. In quattro anni di dibattimento i Padroni della nostra vita decisero che l’imputato doveva morire. L’imputato si chiamava Sinistra, cioè diritti, cioè democrazia partecipativa dei cittadini comuni, cioè pace, tolleranza, interesse collettivo, amore libero e libero pensiero, cioè Un Mondo Migliore per ogni uomo o donna di questo pianeta, cioè il mondo che avremmo voluto avere e che oggi non abbiamo. Negli anni ’70 quel mondo appariva sul punto di realizzarsi, sospinto dallo straordinario vento di progressismo che aveva spazzato il mondo occidentale nella decade precedente. La sentenza decretò che l’imputato era colpevole, e ne dettò le modalità di esecuzione capitale. Oggi quello che vi appare come il Potere – dalle multinazionali alle guerre economiche, la P2, le mafie, il mostro mediatico commerciale, la Casta politica e le altre Caste, le lobby dell’attacco alle Costituzioni, l’impero dei consumi – non lo è. Queste manifestazioni aberranti sono solo il risultato di quella sentenza. Il Potere è la cupola dei mandanti di allora e di oggi, quella è l’origine di tutto.

    Chi di voi è molto giovane stenterà a credere a queste parole, ma realmente fino all’epoca del processo di cui parlo esisteva una cosa chiamata Speranza. Era figlia di due secoli di lotte epocali di uomini e di donne comuni, un’epopea di sacrifici immani in difesa di idee stupefacenti, condotta dalla fine del ‘700 alla fine del ‘900 da persone che furono capaci di cambiare la Storia. E cambiare la Storia significava una sola cosa: strappare il potere ai pochi e darlo a molti, per il bene di tutti, per stare meglio tutti. I pochi, eredi di un potere gigantesco tramandato dalla notte dei tempi, subirono per oltre due secoli quel cambiamento in modi che oggi sono inimmaginabili, fino al giorno in cui decisero che era giunta l’ora di fermare la Storia. L’idea di giustizia secondo cui i molti avevano il diritto di decidere a scapito degli interessi dei pochi, cioè l’esser di Sinistra, doveva essere messa in stato di fermo ed estinta. Iniziò così il processo, una mattina di agosto del 1971.

    Le righe che seguono vi dicono essenzialmente una cosa: combattere il Potere significa capire chi veramente è, poiché combattere i suoi pupazzi e i suoi tentacoli non serve a nulla. E’ necessario che qualcuno vi aiuti a comprendere innanzi tutto dove nacque il ‘nemico’, quali mezzi ha usato, con quali strategie, cioè capire il percorso che ha portato noi persone comuni contro il muro di oggi, per far sì che forse domani altri uomini e altre donne tornino a lottare contro il bersaglio giusto e con mezzi adeguati. I maggiori ‘antagonisti’ odierni non si curano di questo, e stanno sbagliando sostanzialmente tutto. Ricordatevi che ogni singola citazione che leggerete di seguito ha cambiato e sta cambiando tutta la nostra vita in tutto il mondo, perché sono le parole del Potere, il vero Potere. E allora bando alla ciance, ed ecco i fatti.

    L’avvocato ‘del diavolo’.

    Dunque, fermare la Sinistra, per sempre. I primi a porsi questa meta furono non a caso i businessmen americani dell’era Nixon a capolino degli anni ‘70, capitanati da Eugene Sydnor Jr. della Camera di Commercio USA. Ma come fare, si chiesero? La risposta fu chiara: con la forza delle idee, il potere immane delle idee. Non fu forse così che gli Illuministi vinsero la guerra contro tremila anni di assolutismi blindati? Un’idea spacca, sconvolge, vince. Bastò una telefonata alla persona giusta, un avvocato. Lewis Powell sedeva come legale nei consigli di amministrazione di svariate aziende, era uomo di grande cultura e acuto pensiero, gli fu affidato il compito di iniziare il processo per fermare la Storia.

    Powell scrisse un ‘Memorandum’ di undici pagine scarse, in un linguaggio da prima liceo, e forgiò così la prima arma storica per il contrattacco vincente delle nuove destre internazionali: la semplicità. Concetti semplici, sgrossati fino all’assoluto essenziale, una comunicazione diretta e comprensibile da chiunque – dal presidente della grande industria come dal taxista. Le destre comunicano così, sempre, e infatti sempre vengono recepite. Ed essere recepiti, significa vincere. Le sinistre invece non hanno mai capito neppure l’abc della comunicazione, né oggi vogliono capirlo.

    Le regole di guerra.

    Prima idea di Lewis Powell: all’alba degli anni ’70, è arrivata l’ora di cambiare tutti i valori figli di due secoli di rivoluzioni di sinistra, nientemeno.

    La diagnosi: “(Noi delle destre economiche) non ci troviamo di fronte ad attacchi sporadici. Piuttosto, l’attacco al Sistema delle corporations è sistematico e condiviso”. C’è una “guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. “E’ chiaro come il sole che le fondamenta stesse della nostra libertà sono sotto attacco massiccio”, perché “la minaccia al sistema delle imprese non è solo una questione di economia, ma colpisce la libertà dell’individuo”. E non c’è da discutere, poiché “l’unica alternativa al (nostro) sistema sono le dittature delle burocrazie socialiste o fasciste”.

    La chiamata alle armi: “E’ arrivata l’ora per il business americano di marciare contro coloro che lo vogliono distruggere”.

    Chi sono i virus da sopprimere? “Certamente la sinistra estrema, che è molto più numerosa, meglio finanziata e benaccetta di quanto non lo sia mai stata prima nella Storia. Ma le voci più preoccupanti provengono da elementi perfettamente rispettabili, come le università, i media, gli intellettuali, gli artisti, e anche i politici”. La massima preoccupazione del Potere deve essere “l’ostilità delle sinistre e dei riformatori sociali”. Poi vengono gli studenti, infatti “quasi la metà degli studenti è a favore della socializzazione delle industrie americane fondamentali”. Le sinistre stanno portando un “vasto attacco al sistema stesso, che mina la fiducia del pubblico e lo confonde”.

    Contate quelle parole; sono poco più di 170. Esse ci raccontano già tutto quello che è accaduto nei trentotto anni successivi, in tutto l’Occidente, nei campi sociale, economico, ideologico, politico, dell’istruzione, dei media, sindacale. Cioè la vostra vita. Ma continuiamo.

    Lewis Powell dettò le regole di guerra, e i primi a doversi disciplinare erano proprio i Padroni del Vapore, che dopo una decade di successi dello Stato Sociale in Europa e anche negli USA, dopo cioè il decennio più di sinistra che il mondo avesse mai conosciuto, si percepivano come ridotti in uno stato di irrilevanza. Il ‘Memorandum’ proclama infatti che “pochi elementi della società americana di oggi hanno così poca influenza sul governo come il business, le corporazioni, e gli azionisti… Non è esagerato affermare che… siamo i dimenticati”. Per sovvertire un’intera epoca ormai considerata trionfante, quella degli Stati Sociali, le destre dovranno avere la forza di “organizzarsi, pianificare nel lungo termine, essere disciplinate per un periodo illimitato, essere finanziate con uno sforzo unificato”. Ovvero, trasformarsi in un esercito di attivisti di micidiale efficacia. La conseguenza di questi semplici concetti sarà enorme: nacque così il mondo delle lobby moderne del potere economico, quelle che oggi eleggono i presidenti americani, che regolano le guerre in Medioriente, che decidono le politiche europee per noi tutti, che decidono chi può commerciare e che cosa in tutto il mondo e che infatti hanno portato “il business, le corporazioni, e gli azionisti” dall’essere “i dimenticati” allo strapotere di oggi. Powell fa qui una premessa scioccante, se letta in tempi moderni: “Il business deve imparare le lezioni messe in pratica dal mondo dei lavoratori, cioè che il potere politico è indispensabile, che deve essere coltivato con assiduità, e usato in modo aggressivo se necessario, senza imbarazzo”. In altre parole, questo passaggio ci rivela che le destre trovarono le vie del riscatto imitando precisamente quella che era la forza delle sinistre di quell’epoca. Loro la acquisirono, noi l’abbiamo perduta. E poi: “Chi ci rappresenta deve diventare molto più aggressivo… deve far pressione con forza su tutta la politica perché ci sostenga, e non dovremo esitare a penalizzare chi a noi si oppone”. Le lobby dovranno dedicarsi particolarmente al settore giudiziario, “sfruttandolo, come hanno fatto le sinistre, i sindacati e i gruppi dei diritti civili… che ebbero successi spesso a nostre spese”.

    I gemelli vincenti: Educationtelevision.

    Lewis Powell intuì che in conseguenza proprio di questo attacco alla Sinistra, il futuro decisionale delle società moderne si sarebbe spostato dall’attivismo popolare tipico del dopoguerra ai colletti bianchi sfornati in numeri sempre maggiori dalle università occidentali. Ma gli atenei dell’epoca erano visti dall’autore del ‘Memorandum’ come pericolosissimi covi di idee sovversive: “Vi sono apparsi oratori di sinistra ed estremisti a centinaia… ma non vi è stata alcuna parità di presenze dei sostenitori del sistema di governo americano e del business”. Dunque, la forza delle lobby di destra doveva colpire a tutto spiano le università. Le Scienze Politiche erano il primo bunker da espugnare, e le destre economiche dovevano creare un esercito di “docenti che credono fermamente nel sistema delle imprese”. Una volta raggiunta tale meta, “i nostri docenti dovranno valutare i libri di testo, soprattutto quelli di economia, scienze politiche e sociologia”. Ma il lavoro centrale delle lobby accademiche di destra era da destinarsi ovviamente agli insegnamenti di economia, dove “dobbiamo godere di un rapporto particolare con le facoltà”. Ecco spiegato con cristallina chiarezza da dove nasce il fondamentalismo del Libero Mercato, detto anche Neoliberismo, che da vent’anni domina ogni singolo insegnamento di economia universitaria dopo aver estirpato anche la più microscopica resistenza a tale dogma. E sappiano i lettori meno ferrati, che è dalle fucine universitarie Neoliberali che provengono le politiche di perenne impoverimento dei nostri servizi essenziali, del diritto al lavoro, del diritto alla salute, del diritto agli alloggi, del sistema pensionistico, del bene comune, ecc. Cioè le decisioni su come noi viviamo e moriamo. I nostri governi sono solo esecutori che non hanno scelta, e dunque non è a Berlusconi né a Prodi o a Tremonti che dobbiamo guardare per comprendere da dove viene il nostro (miserabile) tempo, e non è contro di loro che dobbiamo combattere.

    Nel 1971, all’epoca degli sforzi di Lewis Powell, i media erano già centrali ai giochi del Potere, ma non come il Potere avrebbe voluto. E l’avvocato neppure qui si perse in giri di parole: “Le televisioni dovranno essere monitorate costantemente nello stesso modo indicato per i libri di testo universitari. Questo va applicato agli approfondimenti Tv, che spesso contengono le critiche più insidiose al sistema del business”. La stampa e la radio non sfuggono: “Ogni possibile mezzo va impiegato… per promuoverci attraverso questi media”; né le riviste popolari, dove “vi dovrà essere un costante afflusso di nostri articoli”; né le edicole, dove “esiste un’opportunità di educare il pubblico e dove però oggi non si trovano pubblicazioni attraenti fatte da noi”. Powell prescrisse qui il boom, realmente poi avvenuto, dell’editoria popolare straripante di rappresentazioni positive del consumismo, cioè dell’Esistenza Commerciale. Ma le sue parole preconizzarono anche l’avvento dei messaggi subliminali che i media moderni ci rifilano in ogni forma e salsa per rafforzare il Sistema, e infatti egli scrisse “Spendiamo centinaia di milioni di dollari in pubblicità… ma solo una frazione di essi pubblicizza il Sistema”.

    Solo il meglio.

    Il ‘Memorandum’ che segnò il primo passo per l’esecuzione capitale della Speranza, si conclude con le direttive assolute impartite da Powell al futuro esercito dei padroni del mondo. Primo, essere sempre ultra finanziati, e qui, scrive l’avvocato, “necessitiamo di un sostegno finanziario da parte delle corporations molto superiore di quanto abbiano mai fatto finora”. Powell sapeva che l’essenziale lavoro di creazione del consenso non poteva essere affidato a ‘belle anime’ intellettuali o a volontari spesso impreparati (come invece è sempre stato nelle sinistre e ancora è), e infatti sancì che chi lavora al progetto di fermare la Storia deve essere “pagato allo stesso livello dei più noti businessmen e professori universitari”, e le loro competenze “dovranno essere eccezionalmente alte, nei settori chiave come la pubblicità e i media, il mondo intellettuale, l’avvocatura”. Il progetto di fermare la Storia deve essere perennemente controllato nella qualità e fedeltà, e “le nostre presenze nei media, nei convegni, nell’editoria, nella pubblicità, nelle aule dei tribunali, e nelle commissioni legislative, dovranno essere superbamente precise e di eccezionale livello”.

    Undici pagine così scritte da un singolo uomo furono prese a modello dalle destre economiche di tutto il mondo occidentale, che, come chiunque di noi può verificare, le hanno messe in pratica sostanzialmente alla lettera. E il risultato si vede, in milioni di esseri umani benestanti ipnotizzati dai “valori del Sistema”; in milioni di studenti indottrinati in un’unica direzione; nella corrosione implacabile dei diritti fondamentali come lavoro, alloggio e salute causata dalla vittoria del “sistema delle imprese”; in una rete immensa di media che ossessivamente promuovono quel Sistema; nello strapotere delle sue lobby; e nella micidiale compattezza, competenza, abilità ed efficienza dell’implacabile macchina dell’Esistenza Commerciale. Quelle undici pagine di concetti dettati in estrema sintesi sono state il software che ha guidato le destre economiche per 38 anni in un lavoro 24 ore su 24, sette giorni su sette, unite, disciplinate, discrete, senza mai un dissenso e con una comunicazione studiata come null’altro al mondo. Cioè Il Potere, dedicatosi anima e corpo nella guerra alla Speranza, che fino al 1971 si chiamò Sinistra, e che, come preannunciato, fu definitivamente decapitata quattro anni dopo i primi sforzi di Lewis Powell. Ci volle infatti il lavoro di altri tre uomini per completare il processo, e altre poche pagine di parole scritte con grande semplicità.

    La Democrazia va salvata, uccidiamola.

    E’ sconsolante assistere in questi giorni agli sbraiti di alcuni demagoghi che denunciano l’attacco alla democrazia, portato oggi a sentir loro da alcuni pupazzi del Potere e dalle loro malefatte locali. E’ come se qualcuno ci gridasse allarmi per l’avvento del consumismo perché dietro casa sua è stato aperto un ipermercato. L’attacco alle democrazie fu pianificato 34 anni fa, e con tale efficacia da non lasciare speranza. Come si è detto in precedenza, esso fu l’atto finale della condanna a morte della Sinistra.

    La Commissione Trilaterale nacque nel 1973 come libera associazione di cittadini americani, europei e giapponesi con l’intento di “incoraggiare una stretta collaborazione fra queste tre regioni sui problemi comuni, e di migliorare la comprensione pubblica di questi problemi”. Naturalmente questo proclama è una baggianata. Essa è un club esclusivo di potenti personaggi decisi a tutelare i propri interessi, ma che, contrariamente a quanto si crede, non sono affatto un crocchio di autocrati mafiosi e complottisti. La Commissione Trilaterale è invece il volto più che pubblico delle destre economiche moderne, cioè pieni sostenitori della democrazia, intesa però come strumento liberamente consegnato a pochi da parte di molti affinché poi i molti possano fare l’interesse dei pochi. Infatti, una delle acquisizioni fondamentali delle destre moderne è stata che le dittature non sono più il mezzo migliore per spremere i cittadini; esse sono affari sporchi, incontrollabili, che finiscono sempre col creare imbarazzanti contraccolpi sui media. Meglio la democrazia, teleguidata naturalmente. Ed ecco che se fino a ieri le destre occidentali esportavano colpi di Stato (Iran, Cile, Grecia ecc.), oggi esportano democrazia (Iraq, Afghanistan, Pakistan ecc.). Ma la democrazia ha un brutto vizio: tende a riportare l’interesse dei molti in primo piano, a scapito degli interessi dei pochi. Tende cioè a essere istintivamente di sinistra. E allora bisognava intervenire. La Commissione Trilaterale ha fatto questo negli scorsi trentaquattro anni, con la gentile partecipazione di personaggi noti e meno noti, come Zbigniev Brzezinski, Jimmy Carter, David Rockefeller, Giovanni Agnelli, Piero Bassetti, Francesco Forte, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Henry Kissinger e tantissimi altri.

    Spiego meglio: la democrazia liberamente espressa fa giocoforza l’interesse dei cittadini, visto che sono i cittadini a governarla, e questo ha sempre combaciato perfettamente con l’ideale della Sinistra. Ciò, come si diceva, fu vero più che mai alla fine degli anni ’60, a compimento di due secoli e oltre di Storia. Il Potere non gradiva, ma si è anche detto che il Potere aveva compreso il valore della democrazia come veicolo supremo dei suoi interessi, e qui stava una forte contraddizione. I Padroni del Vapore, all’epoca del processo iniziato da Lewis Powell, dissero in sostanza: la democrazia sta consacrando la sinistra, dunque dobbiamo ucciderla; ma la democrazia ci serve, per cui dobbiamo salvarla. Soluzioni? Di nuovo partirono poche telefonate, questa volta a tre pensatori: Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki. Tre intellettuali, docenti universitari e consulenti di governi, rispettivamente americano il primo, francese il secondo e giapponese il terzo. Di nuovo essi stilarono le ricette in termini semplicissimi, nelle 227 pagine del loro The Crisis of Democracy, consegnato alla Commissione Trilaterale nel 1975. Di nuovo essi prescrissero la condanna a morte della Sinistra, ma con uno stupefacente ma. Esso era contenuto nella risposta alla contraddizione di cui sopra, una risposta che può apparire demenziale: se volete salvare la democrazia e ucciderla allo stesso tempo, dovete salvare la democrazia mentre la uccidete. Seguitemi e sarà chiaro.

    La spiegazione dell’assurdo paradigma appena scritto si trova, in fondo, nelle parole a pagina 157 di The Crisis of Democracy, dove si legge che “la storia del successo della democrazia… sta nell’assimilazione di grosse fette della popolazione all’interno dei valori, atteggiamenti e modelli di consumo della classe media”. Cosa vuol dire? Significa che se si vuole uccidere la democrazia partecipativa dei cittadini (quella che per definizione fa l’interesse dei molti a scapito dei pochi privilegiati – la Sinistra) mantenendo in vita l’involucro della democrazia (quella che ci fa votare i pochi privilegiati che poi ci spremono come limoni) bisogna farci diventare tutti consumatori, spettatori, piccoli investitori. Che è quello che ci hanno fatto. Così ci hanno fregati, ci hanno annientati come protagonisti della democrazia. E’ stata la loro idea suprema, di suprema genialità. La massa dei cittadini che in seguito a due secoli di lotte dal basso aveva appena imparato a divenire partecipativa, è stata ridotta a Spettatori inerti, appunto consumatori, spettatori, piccoli investitori. L’involucro della democrazia fu salvato, il suo contenuto fu annientato. I tre autori scrissero le istruzioni in termini chiarissimi, ed esse furono messe in pratica per oltre trent’anni in tutto l’Occidente: “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato (prima degli anni ’60 nda) ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”. Infatti, nel testo si legge che la minaccia alla democrazia americana proveniva “dalla dinamica stessa della democrazia in una società altamente istruita, mobilitata e partecipativa”, quella dove erano fioriti i “gruppi giovanili, etnici, e dove quei gruppi stavano assumendo una nuova consapevolezza”. Andavano disattivati, resi apatici, immobili, ed è accaduto precisamente questo ovunque, con il boom edonistico degli anni ’80 e con l’avvento della Tv commerciale.

    Vi chiedo di soffermarvi sulle righe qui sopra, perché se si comprende questo si comprende chi è il Potere, come hanno lavorato e chi veramente dobbiamo combattere. Cioè non Berlusconi, ma il Sistema che usa Berlusconi come uno dei suoi tanti strumenti per i suoi scopi finali. E’ infatti assolutamente inutile che oggi gli antagonisti di moda in Italia sbraitino contro la Casta, perché non fu la Casta a disabilitare la democrazia, e soprattutto non è sbraitando contro la Casta che si riattivano i cittadini spenti ormai da più di trent’anni dalle strategie di The Crisis of Democracy.

    “Curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco.”

    Il lavoro di Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki si spinse però molto oltre, per colpire ogni aspetto cruciale della democrazia partecipativa. Basta leggere a pagina 161 la lista di ciò che secondo gli autori ostacola la democrazia: “1) la ricerca dell’eguaglianza e del valore dell’individuo… 2) l’espansione della partecipazione alla politica… 3) la competizione politica essenziale alla democrazia… 4) l’attenzione che il governo dà all’elettorato e alle pressioni dalla società”. Ora, se pensate all’epoca che stiamo vivendo, vi trovate in ordine che : 1) sono stati distrutti l’eguaglianza e il valore dell’individuo attraverso la cultura della Visibilità (leggi Vippismo, sia nel Sistema che nell’Antisistema); infatti oggi, e nonostante ci troviamo nella modernità evoluta, chi non è ‘visibile’ nel potere o nei media o nello spettacolo/sport è uno zero sociale rispetto ai chi lo è – 2) l’apatia partecipativa nella polis è ai massimi livelli, così come nelle fabbriche o nella cultura – 3) l’eliminazione dei partiti minori a favore dei grandi schieramenti ha imbavagliato diverse forze politiche ed eliminato del tutto altre – 4) la sensazione a livello di cittadinanza è che il governo ignori sempre e cronicamente le istanze reclamate dai cittadini attivi e dai gruppi che non siano lobby di potere. Ergo, le istruzioni di Huntington, Crozier e Watanuki combaciano in tutto con il presente.

    Essi dissero al Potere che “l’idea democratica secondo cui il governo deve rispondere ai cittadini, crea in questi aspettative di soddisfazione dei bisogni e di eliminazione dei mali che affliggono certi gruppi nella società”, e che “curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco”. Parole incredibili, ma hanno però di fatto modellato le nostre vite fino a oggi. Naturalmente ogni idea di Stato Sociale che “avrebbe dato ai lavoratori garanzie e avrebbe alleviato la disoccupazione” veniva tacciata di essere “una deriva disastrosa… poiché avrebbe dato origine a un periodo di caos sociale”. Nel testo si avvertono i potenti che “L’impulso della democrazia è di diminuire il potere del governo, di aumentare le sue funzioni, e di diminuire la sua autorità”, che è esattamente ciò che invece doveva accadere se le nostre democrazie fossero rimaste sane.

    The Crisis of Democracy proclama che la risposta a questi ‘mali’ democratici doveva essere una sola: il ritorno al governo delle elite. Huntington, Crozier e Watanuki iniziano ricordando l’esempio illuminante del Presidente americano Truman, che “era stato in grado di governare il Paese grazie all’aiuto di un piccolo numero di avvocati e di banchieri di Wall Street”. Infatti, “la democrazia è solo una delle fonti dell’autorità e non è neppure sempre applicabile. In diverse istanze”, scrivono gli autori, “chi è più esperto, o più anziano nella gerarchia, o più bravo può mettere da parte la legittimazione democratica nel reclamare per sé l’autorità”. Faccio notare che queste parole scandalose furono nella realtà il fondamento ideologico di ciò che avverrà in Europa 34 anni dopo con la creazione della nuova Europa sancita dal Trattato di Lisbona, che infatti decreta che noi europei verremo tutti governati in futuro da una elite di burocrati super specializzati che nessuno di noi potrà eleggere, avendo appunto messo da parte ogni legittimazione democratica. Capite da dove viene l’attacco alla democrazia di oggi?

    La trappola.

    I sindacati, e ogni altra forma di associazione di cittadini attivi, erano ovviamente un problema da affrontare. Qui gli autori diedero il meglio di sé, con una delle trovate più insidiose della storia politica moderna: la cooptazione. Compresero che nelle democrazie evolute era ormai controproducente mantenere uno scontro frontale con i sindacati o con altre organizzazione similari, e con le loro parole diedero inizio a una delle epoche più infami dei rapporti fra Potere e mondo dei lavoratori/cittadini, quella che nel giro di pochi decenni porterà i sindacati dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono solo contrattate sul ‘grado di abolizione dei diritti’. Huntington, Crozier e Watanuki scrissero: “Le richieste crescenti e le pressioni sui governi impongono una collaborazione maggiore. Potremmo escogitare mezzi per assicurarci sostegno e risorse… dai sindacati e dalle associazioni civiche”. Si faccia attenzione: queste parole vengono scritte agli albori degli anni ’70, in un’epoca in cui la sola idea di un sindacato che “assicurasse sostegno e risorse” al governo avrebbe attratto derisione da una parte se non grida di alto tradimento e sommosse violente nelle fabbriche di tutta Italia. Ma è successo, ce l’hanno fatto fare, e non è necessario riassumere qui la vergognosa parabola in quel senso di CGIL, CISL e UIL perennemente impegnate a togliere le castagne dal fuoco a governi e imprese, o addirittura a finanziare partiti che saranno poi parte dei governi che dovrebbero monitorare. La medesima cosa è accaduta per le cosiddette organizzazioni di cittadinanza attiva, le ONLUS e altri, che oggi sempre più sono cooptati nella spartizione delle torte dei servizi alla cittadinanza, dimentiche che la loro funzione era di vigilare e di combattere le amministrazioni, non di banchettarvi assieme. Ma tornando ai sindacati, The Crisis of Democracy aveva in serbo un altro siluro. Gli autori compresero che la forza delle formazioni sindacali stava nell’ideologia radicale, poiché “quando essa perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”. E quale potesse essere l’antidoto all’ideologia, gli apparve subito chiaro: la concertazione. Scrissero infatti: “(Essa) produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”. La concertazione nacque dunque per disabilitare i sindacati. Questi ragionamenti sono inseriti in un contesto più ampio nel testo, ma colpisce come un fulmine il fatto che quei germi della futura disgregazione sindacale fossero così lucidamente chiari a coloro che trentaquattro anni fa pianificavano l’esecuzione capitale della Sinistra in tutto l’Occidente. E non era solo necessario cooptare i sindacati e chiuderli nella trappola della concertazione; bisognava anche privilegiare quelli più grossi e autoritari nella leadership, poiché “nello Stato moderno i capi potenti dei sindacati… capaci di comandare i propri membri, sono una minaccia inferiore all’autorità dei leader politici e sono persino un aiuto ad essa”. Il motivo era chiaro: “Se i sindacati sono disorganizzati, se i membri sono ribelli, se le rivendicazioni estreme e gli scioperi selvaggi sono frequenti, l’applicazione di una politica nazionale dei salari diventa impossibile… contribuendo all’indebolimento del governo (non dei lavoratori!, nda)”, dunque ben venga il sindacato corporazione, più facile da domare.

    Questi concetti raccontano, come in un percorso prestampato, tutto ciò che è avvenuto poi, fino alla miserrima condizione odierna dove i sindacati “potenti e capaci di comandare i propri membri” hanno svenduto il Diritto Umano al lavoro e hanno del tutto abbandonato il radicalismo necessario a impedire una tale sciagurata deriva. Di nuovo, ciò dimostra che se vogliamo combattere anche questo trionfo del Potere sul mondo del lavoro di oggi, è inutile prendersela con gli affari parrocchiali di questo o quel governo italiano, di questo o quel leader sindacale. Essi sono solo esecutori volenti o nolenti, nulla di più. Gli esempi si sprecano, come la cocciuta insistenza di ogni nostro esecutivo negli ultimi dieci anni nell’innalzamento dell’età pensionabile, a fronte del fatto che i contabili di Stato continuano a dire che i conti delle casse previdenziali sono invece sanissimi. Perché allora quell’insistenza? Perché devono eseguire ordini dall’alto, ordini concepiti più di trent’anni fa in altri luoghi del mondo. E allora vanno combattuti i mandanti, che oggi come allora non si chiamano Tremonti, Ichino o Epifani.

    Social Control.

    Come risulta chiaro, il Potere già allora possedeva una visuale cristallina dei problemi seri da affrontare, o di quelli irrilevanti nonostante le apparenze. Fra questi ultimi c’era la massiccia presenza comunista negli Stati europei come l’Italia, che veniva liquidata già nel 1975 con queste parole: “I partiti comunisti hanno perso terreno quasi ovunque nell’Europa occidentale. La loro ideologia è sbiadita, e appare come una Chiesa omologata il cui carisma è in parte scomparso. Perché mai partiti così sedati e moderati dovrebbero costituire una minaccia alla democrazia proprio quando ne rispettano le fondamenta?”. Liberi dal pericolo di un’effettiva resistenza da parte dei ‘rossi’ (14 anni prima del crollo del Muro di Berlino), i Padroni del Vapore dovevano concentrarsi su elementi assai più moderni, come i media. La Tv fra tutti doveva essere controllata, poiché “vi sono prove massicce che ci dicono che lo sviluppo del giornalismo televisivo ha contribuito all’indebolimento dell’autorità dei governi”, e che anche la stampa “ha assunto un ruolo sempre più critico verso i governanti e i loro funzionari”. L’avvento dei media disposti a sfidare l’autorità era per gli autori una minaccia al funzionamento stesso degli esecutivi, poiché “ha reso quasi impossibile il mantenimento del distacco per governare”, e oltre tutto “l’etica democratica rende difficile oggi impedire (ai media) l’accesso e decurtare l’informazione”. Lamentabile era in particolare “il crescente potere dei giornalisti a discapito di quello degli editori o dei padroni”, e questo obbrobrio veniva affermato senza l’ombra della vergogna. Dunque qualcosa andava fatto, urgentemente, e The Crisis of Democracy decreta cosa: “Occorrono misure importanti per ristabilire il giusto equilibrio fra la stampa, il governo e altre istituzioni”, un concetto che suona come una bestemmia a chiunque abbia chiaro che imporre tale equilibrio significa imbavagliare il ruolo di controllo dell’informazione sui poteri. Superfluo elencare ora come questi precetti si sono di nuovo trasformati in realtà, e come gli esecutori come Murdoch o Berlusconi ancora oggi lavorino per eseguire quegli ordini.

    Il lavoro di cui stiamo trattando mantiene tuttavia la focale ben puntata sui cittadini di quell’epoca, che erano usciti dai turbolenti e rivoluzionari anni ’60 rinvigoriti nell’attivismo politico, gente che “siccome richiede (ai governi) maggiori interventi per risolvere i loro problemi, necessita di ancor più controllo sociale”. L’attivismo di quei tempi era democrazia partecipativa, ed essa era la Speranza, ovvero la Sinistra, che andava decapitata. Nel decalogo della riscossa del Potere di Huntington, Crozier e Watanuki, il controllo sociale è una delle ghigliottine. Anzi, più precisamente si parlò il controllo sociale indiretto sull’individuo, quello che sappiamo essere il più subdolo e il meno plateale, il più difficile da contrastare. Uno strumento già oliato in parte negli USA, ma semi sconosciuto in Europa, “dove la disciplina sociale non è adorata come in Giappone, e dove le forme indirette di controllo sociale sviluppate in America non sono presenti”, in particolare in Italia. Il pericolo di tale mancanza di controlli sociali è che “le classi lavoratrici non vengano del tutto assimilate nel ‘gioco sociale’, specialmente nelle nazioni latine”. In altre parole: se non li si include nel grande popolo dei consumatori, non li potremo controllare mai e continueranno a partecipare. E nelle nuove democrazie consumistiche, sentenziano Huntington, Crozier e Watanuki, sarà necessario “sperimentare metodi più flessibili che producano maggior controllo sociale con minore coercizione”. Dodici parole, dodici stringate parole che prescrivono al Potere uno dei processi di ingegneria sociale più devastanti della Storia, finalizzato al controllo di tutti noi: l’Esistenza Commerciale e la Cultura delle Visibilità, cioè le masse dei cittadini ridotti a consumatori/spettatori del tutto disattivati, e che infatti verrà rilanciato con immane potenza di fuoco a partire dalla decade successiva, fino a oggi.

    The Crisis of Democracy fu discusso dall’assemblea plenaria della Commissione Trilaterale il 31 maggio del 1975. Le voci di dissenso a questo processo alla democrazia partecipativa vi furono anche in seno alla Commissione stessa, ma di fatto i tre autori diverranno da lì a poco membri dell’amministrazione di Jimmy Carter e le loro idee prenderanno il volo, per atterrare oggi sui davanzali delle nostre case, assieme a quelle dell’avvocato Lewis Powell. Ecco come morì la Sinistra, ecco chi veramente decide come la gente deve vivere. La lista dei manovratori del mondo non si ferma ovviamente a quelli menzionati, ve ne sono altri (WTO, IMF, gli investitori internazionali, le grandi banche d’affari come Goldman Sachs, la Commissione Europea, il gruppo Bilderberg, le Think Tank economiche ecc.), ma sono sempre membri dello stesso club, una elite ristretta che dopo due secoli di sconfitte è tornata sul trono. Ecco chi è il Potere, quello che telecomanda tutto ciò che i nostri politici e amministratori fanno di fondamentale.

    Conclusione.

    Cosa fare in concreto? Innanzi tutto, l’attivismo italiano deve essere meno egocentrico. Oggi in Italia viviamo una sciagurata deriva pilotata da approfittatori in malafede, che vorrebbero convincerci che i problemi capitali di sessanta milioni di italiani sono quelli percepiti da loro e dalla minoranza di borghesi o studenti col sedere protetto che li seguono, e cioè i problemi relativi a Berlusconi e ai sui guai giudiziari, o alle sue presunte connivenze con le mafie regionali, o al suo mediocre conflitto d’interessi ecc. Queste sono sciocchezze se paragonate a quanto sopra descritto, che al contrario domina in modo devastante la vita concreta degli italiani nei sei ambiti vitali: Lavoro, Alloggi, Sanità, (Non) potere di decidere la propria economia, Istruzione, e Possibilità di partecipare alla polis. Decine di milioni di italiani ogni mattina affrontano veri drammi in questi sei campi, drammi che ne decidono la vita e quella dei loro figli, che li angosciano, e che li hanno resi del tutto inerti e impotenti, esattamente come voleva il Potere. Chi si definisce attivista dovrebbe accettare che certe ‘manie’ di moda non sono i problemi capitali delle persone, che gli odiati target di moda non sono le cause primarie del male degli italiani, e infine che è del tutto inutile incitare i cittadini alla partecipazione se essi sono stati scientificamente disabilitati da più di trentacinque anni di lavoro dell’Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità. Va trovato l’antidoto alla loro paralisi, inutile urlargli addosso con l’Industria della Denuncia e dell’Indignazione. O si comprende questo oppure siamo finiti.

    La lotta va fatta con la stessa intelligenza e con la stessa immensa perizia con cui il Potere ha riconquistato il mondo, e che ho sopra descritto. Contro il bersaglio giusto.

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