
Nella prima puntata di “Bersaglio Mobile” abbiamo assistito ad un vero e proprio processo mediatico a Valter Lavitola. E ci puo’ anche stare in un Paese in cui tutti i processi, a cominciare da quelli che si celebrano nelle aule di tribunale, sono sempre mediatici. Anche perche’, sono gli stessi magistrati, in molti casi, ad utilizzare i media come cassa di risonanza delle proprie inchieste.
Al di la’ dello scoop di Mentana, e’ indubbio che nella sua trasmissione si sia celebrato un processo in piena regola con tanto di giudici e pubblici ministeri. E alla fine e’ stato inevitabile che chiunque avesse visto il programma, finisse per pronunciare la propria sentenza. Non ricordo altre occasioni in cui un latitante abbia affrontato i propri accusatori come ha fatto Lavitola. Non sorprende, pertanto, che su un totale di 300 telespettatori che ho intervistato, il 30% abbia assolto Lavitola con formula piena e il 25% con formula dubitativa. E che solo il 25% lo abbia condannato, mentre il rimanente 20% del campione non si sia espresso o non abbia risposto, giudicando gli elementi di valutazione insufficienti.
In altre parole, nella trasmissione su Lavitola ha vinto Lavitola. Forse perche’ i vari Marco Travaglio, Marco Lillo, Carlo Bonini e Corrado Formigli non sono stati abbastanza bravi o non erano sufficientemente preparati? Non saprei. Di certo, Lavitola e’ riuscito nello scopo dichiarato di dare di se’ un’immagine migliore di quella che aveva, agli occhi dell’opinione pubblica, prima di andare in Tv. Unico neo di una prestazione perfetta, la parte relativa a Fini e alla vicenda della casa di Montecarlo: non e’ stato efficace ne’ capace di difendere le proprie posizioni come invece e’ riuscito a fare sugli altri argomenti che gli sono stati contestati.
E se alla fine della puntata di “Bersaglio Mobile”, qualcuno si e’ incazzato, sono stati probabilmente i giudici di Napoli. Perche’ Lavitola ha risposto a Mentana e non a loro.












35 Responses to MENTANA, PROCESSO IN TV. C’E’ UN ASSOLTO: VALTER LAVITOLA
salvo
settembre 29th, 2011 at 19:19
Crespi,forse abbiamo visto due trasmissioni diverse.
Quella che ho guardato io vedeva dei giornalisti PORRE DOMANDE,(che fino a prova contraria è il lavoro di un giornalista),e dall’altra parte un furbacchione di tre cotte(perchè non è scemo,sa quel che dice e come cercare di fare il finto tonto) arrampicarsi sugli specchi raccontando la sotria di una vita che neanche nei film gialli di Agatha Cristie.
Se secondo lei Lavitola ne è uscito vincitore,io invece da telespettatore mi sono fatto l’idea di un uomo certamente intelligente,ma soprattutto molto furbo nel cogliere le occasioni,pulite e sporche,che la vita gli ha posto davanti.
E nessun processo mediatico,infatti ad una serie di domande che lo avrebbero inchiodato,non ha risposto e ha glissato diverse volte.
Domandare è lecito,rispondere è cortesia.
Quando gli è stato chiesto se fosse davvero a Panama,è arrossito,ma ha detto di si.
Non era a Panama,ma in qualche paese dove gode,come in tante altre misteriose occasioni,di potenti coperture.
Tarantini,(davvero fessacchiotto),non si è sottratto alla giustizia,e oggi è libero( alla faccia dei PM politicizzati),Lavitola,che deve avere una collezione di scheletri negli armadi di mezzo mondo,se ne sta latitante in attesa di sviluppi.
salvo
settembre 29th, 2011 at 19:21
No, non è la Rai, è La7, di Beppe Giulietti.
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Se qualcuno avesse ancora voglia di capire le ragioni della irreversibile crisi della Rai dovrebbe correre a vedere, se non avesse avuto l’opportunità di farlo ieri sera, la puntata di Bersaglio mobile trasmessa da la7.
Coordinati in modo impeccabile da Enrico Mentana, i giornalisti Carlo Bonini, Corrado Formigli, Marco Lillo, Marco Travaglio, hanno intervistato il latitante Lavitola e lo hanno fatto come dovrebbe essere normale in un paese libero: documentandosi, ponendosi dalla parte di una pubblica opinione che, ancor prima di giudicare, vorrebbe capire chi e perché ha reso “viziata” anche l’aria che respiriamo.
Non hanno fatto nulla di eroico, ma hanno fatto le domande. Lo hanno incalzato, lo hanno costretto a cadere in contraddizione, hanno cercato di farci capire in quale paese viviamo, dove un imprenditore pescivendolo, un collaboratore di Finmeccanica per il Panama, un procacciatore di dossier contro il presidente Fini, uno che procura un corpo di ballerine per le feste brasiliane del presidente del Consiglio, uno che a tempo perso fa l’editore, possa addirittura prestare i soldi al plurimiliardario, mandargli i bacioni per telefono, e pretendere e ottenere dalla segretaria del cavaliere una telefonata “di almeno dieci minuti”…
Un tempo questa intervista avrebbe potuto essere ospitata da Annozero e da Michele Santoro, ma proprio per questo li hanno messi fuori dalla porta. Neppure Serena Dandini potrà più dare la parola ai giornalisti che abbiamo visto ieri sera. Al Tg3 è stato vietato di programmare alcuni speciali sulla attualità, perché al posto della Dandini dovranno andare in onda i telefilm. Tra breve chiuderanno la canna del gas anche a Rainews. Alla Rai, in questo periodo, si occupano di nomine, altrove sono impegnati a dare voce, volto e spazio a quei temi e a quegli autori che la Rai non può più permettersi di ospitare.
No, la Rai non è la Bbc, come cantava Renzo Arbore, ma ormai non è più neanche la Rai che, di tanto in tanto, ci regalava straordinarie serate di informazione e di spettacolo. E quindi non ci resta che ringraziare La7 e quanti, anche ieri, ci hanno regalato la possibilità di essere più informati e dunque più consapevoli; loro hanno davvero svolto la funzione propria di un servizio pubblico.
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Crespi…
salvo
settembre 29th, 2011 at 19:27
Lavitola condurrà Sanremo, di Marco Vicari.
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La7 è riuscita a strappare alla concorrenza un altro volto noto: Valter Lavitola. Mercoledì sera Mentana ha fatto il suo scoop con l’ex direttore dell’Avanti!. Lavitola ha chiarito il suo rapporto con il premier: “Condurrò il prossimo Sanremo”.
Nel frattempo a Porta a Porta puntata su Avetrana con un altro latitante. Vespa: “Non ho intenzione di tornare nella realtà”. Chiara la risposta di Lavitola alla prima domanda “Ma lei che lavoro fa?”. Lavitola è stato un giornalista, poi ha incontrato Berlusconi, poi è diventato pescatore, poi è entrato nella massoneria, poi ha fatto il Vietnam, poi ha corso negli Usa da costa a costa, poi ha battuto la Cina a Ping Pong e adesso è su una panchina a Panama che mangia cioccolatini: “Estorsore è chi l’estorsore fa“. (Ma è veramente a Panama? Prima di andare in onda sulla sua pagina Facebook, si leggeva: “Walter Lavitola si trova qui: Studi di Milano 2”)
Comunque Lavitola ha iniziato nel settore della pesca. Portando ballerine a Capitan Findus.
Poi le delusioni in loggia. Lavitola: “Ho avuto il grado più basso nella massoneria: Apprendista Cicchitto”.
Walter è anche un giornalista. Domani scoop su L’Avanti!: “La vera piaga di Panama: il traffico”. Tra le attività di Lavitola anche quella di rivenditore di diritti. Pare abbia venduto a Panama l’art. 3 della Costituzione. Per non parlare della folgorante carriera politica: Lavitola non ha fatto la gavetta. Ha iniziato subito da latitante.
Ma veniamo ai punti salienti delle dichiarazioni di Lavitola:
Le schede telefoniche:
“Il premier usava la scheda di un collaboratore peruviano per non farsi intercettare”. Il che spiegherebbe alcune telefonate: “Il Lodo Alfano? S’è svampato signò”
(«Non erano questioni ludiche ma politiche» quelle di cui Lavitola parlava con il premier… Come si dice “figa” in peruviano?)
I soldi ricevuti dal premier:
Lavitola anticipava soldi, per conto di Berlusconi, a Tarantini “Gli ho messo a disposizione 500mila euro così poteva svolgere la sua attività all’estero”. Ma Obama rifiutò quel pullman di troie.
Finalmente è tutto chiaro: Lavitola prestava i soldi a Berlusconi. Come suggerito da Trichet.
(Come ha fatto i soldi Lavitola? Ha venduto pescherecci in Sudamerica. Poi ha seppellito il tutto sotto l’albero delle monete).
La paura della Giustizia:
“Mi sono reso latitante perché ho paura dei pm” ha detto Lavitola, stringendo forte il suo Alfano di peluche.
“Non volevo fare irritare i pm” ha aggiunto. La cartolina con le donne nude l’ha inviata solo al gip.
La mancata carriera politica:
Lavitola: “Berlusconi non mi ha candidato per via delle ballerine brasiliane. Bastava dirmelo prima: ‘Non mi piacciono col pomo d’Adamo’“.
La latitanza:
“Non consegnarsi alla giustizia è un diritto dell’imputato” ha detto Lavitola citando poi l’art 398 del codice: “Ma che ce fregaaaa/ Ma che ce m’portaaaa..”
Nel complesso una buona trasmissione. A parte quando Lavitola litigava con il suo Avvocato: “Eh? Che dici?… No, non puoi salutare i tuoi figli Muammar!”
Immediate le reazioni alla tramissione: “Non sono Lavitola” ha ribadito l’uomo nero.
salvo
settembre 29th, 2011 at 19:35
Nella diretta della trasmissione di Enrico Mentana su La7, Valter Lavitola parla dal suo rifugio di Sudamerica. Riparato lì per sfuggire alle manette, mette in scena un siparietto in cui dimostra di essere un uomo cerniera tra due generazioni, quella prima e dopo la P2. Le affiliazione massoniche fanno da scenario alla vita di uomo che non si comprende più che lavoro che faccia, ma che ben impersona l’Italietta delle tante misure, in cui ad aver ragione sono sempre i più forti. E i più protetti dai potenti.
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E Lavitola da Panama manda “pizzini” tv al premier.
29-09-2011 di Antonella Beccaria.
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È un “giornalista” che fa “politica da 25 anni” e che si è iscritto alla massoneria a metà degli anni Ottanta, appena maggiorenne, perché era alla ricerca di stimoli culturali. Poi dà consigli a Silvio Berlusconi sugli spostamenti della barca presidenziale ormeggiata ai Caraibi o giù di lì. E gli ricorda anche il disastro sul taglio dei finanziamenti pubblici ai giornali, se si attuasse, oltre al fatto che Gianfranco Fini non è fesso, anche se considerato pregiudizialmente contrario a un ipotetico lodo Alfano bis. Potrebbe non avere torto Stefano Menichini, direttore del quotidiano “Europa”, quando nel corso della trasmissione “Bersaglio mobile” di Enrico Mentana su La7, scrive su Twitter: “Adesso vi dico una cosa, non vi scandalizzate. Questo Lavitola è un tipo interessante, uno sfacciato mica male”.
Ha una risposta per tutto, Valter Lavitola. Attacca i magistrati già nell’abboccamento pre-diretta in coda al tiggì delle 20 e si dimostra affezionato ai fratelli Craxi, del “bravi ragazzi”. Lavitola sembra ciò che appare: una cerniera tra generazioni – quella di suo padre, psichiatra che tra i suoi assistiti vantava tal Raffaele Cutolo, leader della Nuova camorra organizzata, e i piduisti vecchio stampo che incontrò in giovanile carriera politica – e la sua, ex giovane rampante che a a 45 anni non si capisce bene che lavoro faccia, tanto da farselo chiedere a telecamere accese dalla firma di “Repubblica” Carlo Bonini.
Imprenditore del settore ippico, faccendiere, filantropo (perché aiuta i coniugi Tarantini), anticipa denari per il presidente del consiglio, usa utenze cellulari di Paesi esteri perché non intercettabili, fa il giornalista ma non si arrabbia mai per un “buco” (cioè una notizia lisciata che hanno le altre testate), non ricatta ma ricorda di essere depositario di qualche segretuccio. Questo il sunto di Bonini e allora ripropone la domanda: “Lei che lavoro fa? Lei è un uomo fortunatissimo o sfortunatissimo”.
Di certo è un uomo scrigno, di quelli che stanno nelle retrovie senza tuttavia sfuggire agli obiettivi puntati verso visite ufficiali di Stato. Uno di quegli uomini che ci sono sempre, presenti come un militare all’alzabandiera, ma che nessuno vede, tanto che altrettanto nessuno prova la benché minima forma di imbarazzo quando lo dichiara assente (o presente, ma per caso, come ha fatto il ministro degli esteri Franco Frattini). “Sono socialista, stavo nel Psi, la gran parte dei socialisti riformisti sono migrati in Forza Italia” e di lì vai con i legami eccellenti. Dopo la più navigata con l’ex piduista Fabrizio Cicchitto, ecco che si scala la piramide ed entra nelle grazie di Silvio Berlusconi diventandone – pare – terzo occhio (giusto per rimanere in tema di “amicizie” di grembiule). È vero – ammette come se gli si chiedesse se splende il sole sul luogo della sua latitanza in Sudamerica – che ha minacciato di menare Niccolò Ghedini, parlamentare e legale del premier, ma aggiunge che “non voglio assolutamente fare un processo in televisione perché, al contrario di quanto vorrebbero i colleghi o gli ex colleghi del Fatto Quotidiano, non vorrei far irritare i magistrati. Preferirei forse irritare qualche giornalista”.
Rieccola l’Italietta dei magheggi, del “tutto ha una spiegazione semplice e legale”, del “posso spiegare ogni dettaglio”. È uno che fa le riunioni di redazione al telefono e poi sì, filantropo lo è, ma per chi e su cosa sono affari suoi. Quello che emerge dalla diretta della La7 è che ancora una volta lo sport nazionale è negare l’evidenza (sport, forse, candidato a essere trasformato nell’articolo 1 della Costituzionale) ricorrendo a metafore, accuse di demagogia sempre agli altri. Quello che rimane sono palleggi di paccate di soldi in tempi in cui, chi lavora onestamente, è sempre più nell’angolo dell’asfissia economica. È – di nuovo – la rappresentazione dell’Italietta che ha tanti pesi e tante misure, mai legati alla meritocrazia (almeno non a quella non perseguita ai sensi del codice penale).
È l’Italietta che si è riusciti a stanare dal Comune di Parma, con le dimissioni dello screditatissimo sindaco Pietro Vignali rassegnate ieri sera, ma che permane in troppi luoghi dell’amministrazione pubblica e della politica. È, infine, l’Italietta di cui non se ne può più, come non se ne può più di una malattia che evolve più o meno in silenzio e che, quando esplode, ha quasi ucciso l’organismo parassitato.
Luciano Baroni
settembre 29th, 2011 at 19:40
Credo vi siate resi conto, TUTTI coloro che passano su questo Blog e leggono anche senza lasciarne cenno, che esiste un MALATO di mente che è arrivato al massimo della DEMENZA.
Scusatelo e non rispondete.
salvo
settembre 29th, 2011 at 19:41
La vera immagine del governo italiano.
giovedì, 29 settembre 2011
il Bastardo, di Gad Lerner
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Complimenti a Enrico Mentana per lo scoop di ieri sera, cioè l’intervista col latitante Valter Lavitola. Più che le cose dette, valeva il ritratto involontario che forniva di sè il faccendiere espatriato in Sud America. Detto in sintesi, ci ha confermato che l’attuale presidente del Consiglio vive circondato da poco di buono malavitosi. Alcuni è riuscito a farli eleggere parlamentari e godono dell’immunità. Ma rappresentano gli stessi bassifondi in cui sguazza(va)no i Lele Mora, i Tarantini, i Fede, i Lavitola. Chissà quanti ce ne sono ancora di figuri simili, intorno al boss. E poi ti stupisci che questo Parlamento fornisca di salvacondotto gli amici di Cosa Nostra…
salvo
settembre 29th, 2011 at 19:41
Luciano Baroni
settembre 29th, 2011 at 19:40
Credo vi siate resi conto, TUTTI coloro che passano su questo Blog e leggono anche senza lasciarne cenno, che esiste un MALATO di mente che è arrivato al massimo della DEMENZA.
Scusatelo e non rispondete.
********
Infatti ti scusiamo.
Però curati.
salvo
settembre 29th, 2011 at 19:44
Io il malato di mente lo ritengo tale quando,come nel caso di Baroni,passa esattamente 6 mesi a postare nel blog(e nell’altro forum…) tutte le schifezze possibili e immaginabili contro Tulliani e Fini,quasi ne avesse fatto una questione personale.
Di solito,in campo psichiatrico,si chiama fobia-compulsivo-ossessiva.
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:13
Luciano Baroni
settembre 29th, 2011 at 19:46
DEMENTE di Catania che dice di abitare a Meda, ti faccio notare che il sottoscritto NON ha difeso nessuno, Lavitola si difende da solo e Crespi, a differenza della TUA DEMENZA, l’ha perfettamente capito, spiegando che i 4 giornalisti di cui NESSUNO suo amico nemmeno politico, hanno fatto una figura di merda come continui a fare tu in questo Blog.
E quel testo è preso, come quello sul Sindaco leghista, dal Corriere.
Vai a dormire che fai meno pena.
**********
Da quello che si legge sui giornali e sui blog la figura di merda l’ha fatta Lavitola.
Poi ognuno è capace da se di trarrre le conclusioni che crede.
Ma mi pare di essere in ottima compagnia,cialtrone.
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:14
Luciano Baroni
settembre 29th, 2011 at 19:46
DEMENTE di Catania che dice di abitare a Meda, ti faccio notare che il sottoscritto NON ha difeso nessuno, Lavitola si difende da solo
**********
E allora come mai,a differenza di Tarantini,non si costituisce se è innocente???
Si difende nascondendosi in un luogo segreto,rispondendo alle domande pulendosi continuamente la faccia col fazzoletto perchè sudava,in evidente imbarazzo?
Baroni,come investigatore vali zero.
Come persona imparziale ed obiettiva,sottozero
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:14
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:07
@Baroni 19.55
Mettere la firma di chi scrive gli articoli,ti fa paura???
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:14
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:08
Da alcuni giorni posti articoli anonimi:come mai???
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:14
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:09
Forse perchè la fonte è Libero o Il Giornale???
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:15
salvo
settembre 29th, 2011 at 20:10
Chi è l’articolista del post delle 19.55?
Sechi,Belpietro,Porro,Sallusti,Feltri,Giannino?
Di quale mente eccelsa è quella stronzata megagalattica???
Tato
settembre 29th, 2011 at 20:47
in realtà questo programma televisivo è stato un chiaro esempio di come funziona la giustizia mediatica in italia!
ho visto un po di avvoltoi del fatto quotidiano fare gli inquisitori.
uno spettacolo ORRENDO!
Tato
settembre 29th, 2011 at 20:53
pensate che voci di popolo vogliono che le domande dei quattro moschettieri siano state direttamente concordate con i magistrati titolari ad oggi dell’inchiesta.
speriamo che siano solo voci di popolo!
forse se venissero intercettati anche loro si saprebbe qualcosa ma chi dovrebbe chiedere le intercettazioni ?
il magistrato che sta nella telefonata?
salvo
settembre 29th, 2011 at 22:32
Io ho visto 4 giornalisti fare domande.
E ad alcune non avere nessuna risposta.
Fine.
salvo
settembre 29th, 2011 at 22:32
Scusa,Tato,le “voci di popolo”,dove le hai sentite,di preciso?
Tato
settembre 29th, 2011 at 23:15
salvo quelle non erano domande.. quella era una inquisizione
Tato
settembre 29th, 2011 at 23:16
ti ricordi frasi del tipo ” lavitola ma lei c’ha presi per scemi? ci deve rispondere sui punti che le poniamo noi!”
ti sembrano giornalisti o magistrati?
salvo
settembre 29th, 2011 at 23:29
Beh,Tato,se chiedi “che ore sono”,e quello ti risponde “mercoledi”,qualcosa non funziona!!!
salvo
settembre 29th, 2011 at 23:31
Perchè,Tato,un giornalista a differenza di un magistrato,non deve fare domande pertinenti al tema,e avere una risposta sempre pertinente al tema?
Ma se fossimo negli USA,altro che magistrati,lì i giornalisti ti assediano fino a quando non parli!!!
Tato
settembre 29th, 2011 at 23:36
salvo un giornalista deve fare domande e deve accogliere le risposte!
un magistrato può tentare invece anche di intimidire pur di raggiungere la verità!
il problema in italia è che i magistrati fanno i politici e i giornalisti fanno i magistrati
salvo
settembre 29th, 2011 at 23:40
No,Tato,non sono d’accordo sui magistrati,non è vero, e tantomeno ieri sera sui giornalisti.
Anzi,si sono comportati da professionisti.
Poi,scusa,Lavitola ha accettato l’intervista,nessuno gli ha puntato la pistola alla tempia!
Tato
settembre 29th, 2011 at 23:44
tutt’al più potevano puntarla al monitor.
abbiamo modi diversi d’intrpretare il giornalismo.
è vero che montanelli non si sarebbe mai prestato a questa buffonata così come è vero che se l’avesse fatto per quanto acuto ed arguto era sarebbe stato più signore e meno magistrato caro salvo
salvo
settembre 30th, 2011 at 09:35
Tato,te lo ripeto.
Io non solo non ho notato alcuno spirito inquisitorio,ma semmai una reticenza continua a domande poste in modo assolutamente garbato dai giornalisti in studio.
Forse ti lasci suggestionare dal contesto,ma chi faceva un pò lo sbruffoncello era Lavitola,non certo Lillo,Mentana e company.
salvo
settembre 30th, 2011 at 09:37
Il bavaglione, di Vittorio Zucconi.
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Essendo chiaro che nessun giornale degno di questo nome accetterà di farsi mettere la museruola, nel caso la scellerata legge dovesse passare, perché una denuncia e un processo a chi osasse pubblicare notizie sarebbero storici e attirerebbero l’attenzione del mondo, forse un bavaglino di spugna, quelli bene assorbenti, potrebbe essere messo al collo, non alla bocca, di personaggi come Minzolini e Ferrara che si parlano addosso come bambini senza permettere a nessuno di replicare.
Luciano Baroni
settembre 30th, 2011 at 09:41
Tato, nemmeno con questa dichiarazioni che leggerai, puoi attenderti dal DEMENTE qualcosa di serio.
L’importante è che, finalmente, forse qualcosa si muove, si tolgono le fette di prosciutto davanti agli occhi.
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L’avvocato di Henry John Woodcock (e del deputato Marco Milanese) si scaglia contro la giustizia spettacolo. Chiedendo che le intercettazioni non rilevanti restino segrete e ribadendo la necessità che i pm paghino per gli errori fatti.
Avvocato Bruno Larosa, partiamo dalla pubblicazione indiscriminata delle intercettazioni.
«Le intercettazioni sono processualmente indispensabili: nessuno vuole una società condizionata dal crimine. Detto ciò, però, è sotto gli occhi di tutti la facilità con cui il contenuto delle intercettazioni, soprattutto di quelle che non sono in alcun modo significative, finisce sui media. Pubblicare un’intercettazione che non ha niente a che vedere con l’indagine crea gravissimi problemi. Se una persona parla di cose senza rilevanza penale, non capisco perché se le debba ritrovare su un giornale. Se poi riguarda l’indagine, la divulgazione potrebbe addirittura pregiudicarla. Una misura di contrasto a questa deriva bisogna pur trovarla».
A suo avviso esiste un uso politico della giustizia?
«Io non so se i pm perseguano fini politici, a differenza di altri non ho certezze, però questa è l’impressione che alcuni danno. Ciò, di per sé, indebolisce l’istituzione. Il vero problema è che le notizie che dovrebbero rimanere segrete vengono invece pubblicate. L’intervento non deve farsi condizionando il diritto di cronaca, che resta uno dei pilastri della libertà e della democrazia, o pretendendo che il giornalista non pubblichi la notizia. La questione è che le notizie riservate non devono proprio arrivare al cronista. Quelle che riguardano le indagini, fino al dibattimento, dovrebbero restare segrete e non pubblicabili».
Sulla responsabilità civile dei magistrati cosa ne pensa?
«Ogni attività professionale risponde degli errori e dei danni causati. Quindi anche un magistrato che sbaglia grossolanamente dev’essere chiamato a risponderne in prima persona. Se sbaglio io, nessuno mi fa sconti. Se sbaglia il magistrato, invece paga il contribuente. E al danno si aggiunge la beffa. Resta fermo che l’azione risarcitoria contro l’amministrazione e non contro il singolo si giustificherebbe solo per i casi di colpa meno gravi».
C’è chi sostiene che così si finirebbe per depotenziare l’azione della magistratura…
«Questo è un tema molto caro ai magistrati e onestamente anche suggestionante, ma guardiamo invece il bicchiere mezzo pieno: la maggiore attenzione ed il maggiore scrupolo per i diritti fondamentali che ne deriverebbe. E poi i giornalisti e gli avvocati non hanno da tempo attivato le assicurazioni professionali?».
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Contro lo strapotere dei pm napoletani l’arringa degli avvocati, rigorosamente di sinistra. Perfino loro non ne possono più delle inchieste-spettacolo che mandano a ramengo le garanzie processuali mettendo nel tritacarne mediatico-giudiziario la vita, la reputazione, la privacy di chi dovrebbe essere considerato innocente fino a sentenza definitiva di condanna. E di chi, non essendo indagato, è sputtatanato a vita dalla divulgazione in edicola delle intercettazioni altrui. I legali partenopei non ce la fanno più neanche di un Pd a trazione giustizialista, che a Napoli s’è fatto sponsor di un pm diventato sindaco, che ha nominato assessore il pm del caso Cosentino, un partito che vive nel terrore di ritorsioni giudiziarie sul modello dell’unico politico eccellente di riferimento finito alla sbarra (Bassolino) nonostante decenni di governo di centrosinistra nella città e nella regione.
Gli sfoghi dei principi del foro son cominciati a rimbalzare dai primi di gennaio (dedicati all’apertura dell’anno giudiziario) ai giorni nostri con una raffica di dichiarazioni a effetto pubblicate sul Corriere del Mezzogiorno. Il neopresidente della Camera penale di Napoli, Domenico Ciruzzi, è lapidario: «C’è una parte della sinistra che non considera il processo come sistema di regole finalizzato ad accertare l’innocenza o la colpevolezza del cittadino inquisito, bensì come mero strumento di repressione. Esiste una deriva dell’insinuazione, l’indagine è diventata attacco aprioristico che non tiene conto della presunzione d’innocenza, non distingue il giudizio politico da quello di responsabilità. La sinistra mi aveva sempre insegnato che il processo era un percorso protetto dove si difendevano le garanzie, talvolta invece usa la denigrazione del nemico per attaccarlo strumentalmente». E, a proposito del cortocircuito tra media e giustizia, Ciruzzi aggiunge: «Nessuno vuole il bavaglio della stampa, ma servono regole. Il processo penale è un percorso protetto, che prevede momenti di segretezza che tali devono rimanere. Serve una presa di coscienza anche del mondo dell’informazione, perché c’è il rischio che il giornalista possa trasformarsi da cane da guardia della democrazia in “cagnolino da salotto delle Procure”. Non dimenticatevi che è la carta costituzionale a sancire che la persona dev’essere informata delle accuse a suo carico ri-ser-va-ta-men-te. L’opinione dominante nelle Procure e nelle redazioni ignora tale ineludibile prescrizione costituzionale, perché appena notificato l’atto all’indagato, si ritiene, a torto, che sia lecito darne ampio risalto su tutti i media. E questo non è più tollerabile». Ma un aspetto Ciruzzi tiene a ribadirlo: «Le uniche riforme garantiste, grazie anche al contributo delle Camere penali italiane, sono state emanate dal governo di sinistra e non già da questo governo che, allo stato, ha invece promulgato soltanto una legislazione feroce nei confronti dei soggetti più deboli».
Per l’ex presidente delle Camere penali italiane, Claudio Botti, l’analisi è ancora più semplice: «Pur di schierarsi contro Berlusconi, il Pd ha perso di vista la cultura della garanzia. È vero che il premier agita la riforma della giustizia come una clava e che ci sono interessi personali dietro alcuni interventi previsti, ma è pur vero, però, che quella riforma prevede anche tantissimi aspetti condivisibili, solo che la sinistra non riesce più a scindere i piani, a valutare il contenuto». Soprattutto se i pm diventano il «riferimento culturale del Pd, partito che ormai ritiene tempo perso interloquire con gli avvocati. Le nostre battaglie vengono viste come difesa di interessi di bottega. E, in questo, il Pd ha scavato un solco col passato del Pci».
Anche Ugo Raja, avvocato con 10 anni di consiglio comunale alle spalle sotto la bandiera dei Ds, è d’accordo: «Oggi è difficile tenere posizioni di garantismo, perché si rischia di passare per protettori della casta. Però è innegabile una sovraesposizione delle Procure, complici anche i mass media, e una strumentalizzazione distorta dell’avviso di garanzia, che oggi è diventato quasi una sentenza di condanna. Sono patologie che vanno eliminate, ma consentendo nello stesso tempo ai magistrati di continuare a esercitare il controllo di legalità». Un discorso a parte meritano le inchieste napoletane che hanno riguardato parlamentari del Pdl (Papa e Milanese). «Purtroppo accade – spiega l’avvocato Riccardo Polidoro, presidente dell’associazione Il Carcere possibile – che una decisione sull’autorizzazione all’arresto non segua principi fissi, ma la contingenza del momento. Senza entrare nel merito delle vicende, ma secondo voi qualcuno in Italia ha capito perché Alfonso Papa è in carcere mentre il suo collega di partito Marco Milanese e il senatore del Pd Alberto Tedesco sono liberi? Il garantismo è smarrito, si cavalca l’idea dell’opinione pubblica». Bruno Spezia, decano degli avvocati partenopei, taglia corto: «Oggi esiste una generazione di giovani magistrati che si sente una casta. Gente lontana anni luce dal modello di magistrato-galantuomo rappresentato ad esempio da Lepore. Basterebbe guardare quante volte un pm, dopo aver interrogato un indagato a inchiesta conclusa, si sia convinto della sua non colpevolezza.
Esiste una insensibilità alla protesta d’innocenza degli indagati». Che fare, dunque? «Mantenere una posizione di coraggio e ricordare sempre l’altezza della funzione di un difensore. In una parola: resistere, resistere, resistere».
(3. fine)
Luciano Baroni
settembre 30th, 2011 at 09:48
Per i due zucconi.
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«In uno stato liberale l’autonomia dei direttori è sacrosanta quanto il nostro diritto di criticarli poiché la scelta di chi conduce un Tg non può spettare a un giudice». Casini usa il suo blog contro l’attacco dei Pm. «C’è da preoccuparsi – dice – per la spettacolarizzazione di alcune inchieste e per l’invasione impropria di sfere che appartengono alla discrezionalità e all’arbitrio professionale. È il caso dell’irruzione della Gdf in Rai. Una democrazia muore anche per le continue invasioni di campo e per la confusione di competenze».
Luciano Baroni
settembre 30th, 2011 at 09:50
Intervista a Minzolini.
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«Sapete che c’è? Più mi attaccano, più mi intestardisco. Più mi intimidiscono, più vado avanti. Anzi, diciamola tutta: Mi diverto pure». Augusto Minzolini tiene a mostrarsi tutto d’un pezzo quando vede arrivare la Guardia di finanza a rovistare nel suo ufficio di direttore del Tg1 a Saxa Rubra. Figuriamoci, uno abituato a essere sottoposto a inchieste giudiziarie e a ricorsi di tutti i tipi, uno definito il «megafono di Berlusconi» e l’«Emilio Fede della Rai», alla vista delle Fiamme gialle si esalta (tanto che ieri sera a fine Tg ci ha dedicato uno dei suoi contestati editoriali). Le forze dell’ordine sono entrate nella sua stanza per prelevare incartamenti relativi alla questione Tiziana Ferrario. In breve: la giornalista non ha accettato di essere rimossa dalla conduzione del Tg e ha fatto causa, vincendola. Minzolini in risposta l’ha promossa caporedattore. La Procura ora sta indagando per mancato adempimento dell’ordinanza del giudice del lavoro che aveva chiesto il reintegro alla conduzione. «Vedete che assurdità? Tutto questo è una boiata pazzesca – commenta lui –. Se me l’avessero chiesto le avrei portate io le carte ai magistrati. Alla Ferrario ho offerto una posizione più importante di quella che aveva prima, le avevo pure proposto di nominarla inviata, ma invece dicono che l’ho voluta punire».
Sta di fatto, direttore, che lei ha sostanzialmente fatto fuori due volti riconducibili all’area di sinistra.
«La Busi se ne è andata da sola. Entrambe stavano lì da vent’anni. Ho voluto solo fare un ricambio generazionale».
Questo l’ha ribadito più volte, ma se la magistratura non la pensa così un motivo ci sarà, o sono tutti giudici «rossi»?
«Non mi interessa di che colore sono. Penso però che il protagonismo dei magistrati che cercano pubblicità sia il vero problema della giustizia italiana».
Vuol dire che c’è una congiura contro di lei? Sembra di sentir parlare Berlusconi…
«Non facciamo paragoni azzardati, certo mi sembra evidente un’atmosfera di intimidazione».
Quindi lei sarebbe addirittura una vittima?
«Dico solo che noto una esagerata attenzione per quello che succede al Tg1. E questo avviene sempre dalla stessa parte: un’area culturale e politica ben determinata».
Non sarà che semplicemente fa un giornale troppo schierato con il centrodestra, come dicono tra gli altri Zavoli e Garimberti?
«Non sarà, invece, che io di notizie ne do troppe e do quelle che gli altri nascondono? Come l’inchiesta sui presunti condizionamenti della camorra nelle primarie del Pd a Napoli, o quella su Penati a Milano o quella sul coinvolgimento di esponenti di sinistra a Bari».
Beh, tutte a senso unico…
«Ma noi diamo anche le altre, pure quelle sulle intercettazioni sulle nottate di Berlusconi. Non faccio sentire registrazioni scabrose, per rispetto del pubblico. E penso che interessi più sapere le notizie sulla camorra che quelle sulle mutande della D’Addario».
Ha il sapore di una scusa…
«Assolutamente no. E in ogni caso io rivendico il diritto di vedere in maniera diversa la gerarchia delle notizie. Anzi di essere super partes in un mondo che pende tutto per una “pars”. Dato che l’informazione in Italia è quasi tutta orientata a sinistra, io offro un’altra visione, insomma completo il panorama dei media».
Quindi conferma di fare un Tg schierato.
«No, faccio un Tg nazional popolare riadattato».
Intanto, però, non è più così popolare, gli ascolti calano vistosamente: dal 2009, anno del suo insediamento, si è passati dal 28% di share all’attuale 24.
«Ma dovrebbero dirmi grazie, anzi darmi una medaglia. E invece mi fanno un sacco di menate. Nel calo di ascolti di tutta la tv generalista, io sto frenando il deragliamento. Nonostante tutto, manteniamo la leadership: il Tg1 resta stabilmente in testa a tutti i telegiornali e nel 2011 ha perso con il diretto competitor, il Tg5, solo tre volte. In passato, nei gloriosi anni di Riotta e di altri direttori, si perdeva molto di più».
E allora perché la vogliono convocare in Cda?
«Perché molta gente che si riempie la bocca di tv ne parla senza capirne molto. Se si usassero i loro parametri bisognerebbe richiamare Fede, che all’epoca faceva il 45%. Io sono il primo direttore del Tg1 che deve vedersela con altri 250 canali: in tre anni la concorrenza è aumentata dell’800%».
Onestamente, se ora ci fosse al suo posto Mentana, non pensa che il Tg1 andrebbe meglio?
«Per nulla. Lui usa la formula del talk show che può funzionare sul pubblico di La7, ma da noi con quel tipo di Tg perderebbe il confronto col Tg5».
Il dg Lorenza Lei chiede una decisione collegiale del Cda sulla sua rimozione.
«Decidano quello che vogliono. Fin che posso resto qua».
Anche se viene rinviato a giudizio sulla questione delle carte di credito (l’accusa è di peculato per aver speso 68mila euro indebitamente)?
«Certamente. Ho restituito tutto e che ho agito sulla base di permessi che mi erano stati concessi. È solo una montatura politica».
Ma delle due l’una: o lei è un grande masochista che ama farsi linciare da tutti o ha un profondo amore per Berlusconi…
«Io sono una persona trasparente, quando credo in una cosa la faccio fino in fondo costi quel che costi….
Con la mia storia e la mia carriera, non dovevo certo pietire a Berlusconi un posto da direttore. Se io fossi espressione del regime, mi dovrebbero riempire di medaglie come facevano nel Ventennio, mentre tutti mi sputano addosso, ci sarà qualcosa di sbagliato in questo no?».
Ma per lei chi è Berlusconi?
«Nelle condizioni date un capo di governo che sta facendo il possibile. Il motivo per cui lui non cade è determinato non dalla sua forza ma dalla debolezza della proposta di chi vuol prendere il suo posto».
Alessandro Milano
settembre 30th, 2011 at 11:36
Adesso per Sarvo è tutto chiaro se non sei kompagno, o kompagno anticontro Berlusca allora sei il nemico da abbattere!
salvo
settembre 30th, 2011 at 11:53
Chi “era” Augusto Minzolini tempo fa, e cosa diceva,irriconoscibile rispetto al voltafaccia di oggi.
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Nel 1994, intervistato da La Repubblica, si dichiarava contrario ad ogni tipo di privacy per i politici: «Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. [...] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico».
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L’esatto contrario di quello che dice da quando dirige il TG1,un voltagabbana leccapiedi da far schifo.
salvo
settembre 30th, 2011 at 11:54
Notare il passaggio: “La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico».
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In un editroriale di qualche tempo fa,ha detto l’esatto contrario.
Questa gente va cacciata a calci nel culo.
salvo
settembre 30th, 2011 at 11:59
Il nuovo record,di Alessandro Gilioli.
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Attaccare sui propri media i giudici che ti indagano non è esattamente una cosa nuova. Minzolini ha avuto un buon maestro. Un buon capo.
La cosa nuova – il nuovo record, l’ultima membrana superata dall’arroganza del potere – è il direttore di un telegiornale pubblico che usa il telegiornale pubblico (cioè nostro, dei cittadini) per definire ‘marcio’ chi sta cercando di capire se lui ha commesso o meno un reato.
silviocimancherai
settembre 30th, 2011 at 12:13
minzolini, sallusti, feltri, belpietro, veneziani e gli extraparlamentari di lotta continua liguori e tramontano sono al soldo di silviopompetta cosa debbono dire?