
Nell’edizione odierna del Corriere della Sera, unico giornale ad averlo fatto, un articolo pubblicato nelle pagine interne riportava in cronaca i contenuti dell’arringa difensiva dell’avvocato dell’onorevole Messina. Nel merito, riguardandomi direttamente, ho chiesto al Corriere di poter replicare a tali dichiarazioni, ma essendomi stato negato tale diritto, affido la replica al mio blog.
Sette anni tra indagini e processo, a tratti anche durissimo, non hanno mai messo in evidenza elementi che potessero dare luogo ad accuse, a mio carico, di ricatto o estorsione, alle quali l’avvocato dell’onorevole Messina fa, invece, riferimento nella sua arringa difensiva pronunciata nei giorni scorsi.
Mi domando, quindi, quale fosse l’obiettivo di tale infamante arringa, per di più decontestualizzata dallo stesso processo che ha al suo centro i rapporti tra il sottoscritto e la Banca Popolare di Lodi. Si tratta, evidentemente, di un tentativo di infangare il profilo personale del sottoscritto che, benché sottoposto a processo, ha sempre mantenuto la propria dignità, segnando la differenza rispetto ad abitudini e circostanze che, soprattutto in quest’ultima fase storica del nostro Paese, paiono andare per la maggiore.
La parola ricatto, associata alla mia persona, è un’infamità e si aggiunge alle molte che in questi anni ho dovuto subire. Mi auguro che il giudizio della corte, ormai imminente, possa fare giustizia di tutti i tentativi di infangare il mio nome che taluni personaggi hanno posto in essere per non pagare il prezzo dei propri errori e delle proprie responsabilità.












8 Responses to PROCESSO HDC: MAI NESSUNA ACCUSA DI ESTORSIONE O RICATTO NEI CONFRONTI DI NESSUNO
Luciano Baroni
ottobre 23rd, 2011 at 20:23
Crespi, ho appena ricevuto questo da un amico e, guarda caso, anche qui c’è il Corriere di mezzo.
Forse è il caso che certe “incongruenze tipo il giornalismo a schiena diritta o il quotidiano indipendente”, si rivedano.
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domenica, 23 ottobre 2011 Don Vito e il giallo [risolto] della lettera a FazioDon Vito e il giallo [risolto] della lettera a Fazio
“Don Vito e il giallo della lettera a Fazio”: così titolava Felice Cavallaro un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 12 agosto 2010.
Oggi, a distanza di poco più di un anno, noi riteniamo che il giallo sia stato risolto, e la circostanza sarebbe anche emersa in tribunale, al processo “Mori-Obinu”, ma Cavallaro ed il suo giornale, non paiono essere molto interessati a tale esito. Per la verità è molto difficile trovare qualche organo di stampa che abbia dedicato la dovuta attenzione a questa notizia. I media che si occupano di mafia e, nello specifico, del processo a carico del Gen. Mori e del Col. Obinu, sono sempre estremamente solleciti nel dare grande risalto ad ogni novità, anche la più dubbia, che possa sortire a sfavore degli imputati, mentre hanno sempre cose più importanti a cui dedicarsi quando emergono delle evidenze che potrebbero far riflettere i cittadini sul grave fatto che nel giudizio cui è attualmente sottoposto il generale dei carabinieri che condusse l’operazione che portò all’arresto di Totò Riina, potrebbero essere state prodotte, come documenti a conforto delle tesi dell’accusa, delle sonore patacche.
Vediamo dunque cosa diceva Cavallaro, fra le altre cose, in quell’articolo:
PALERMO- Nel pentolone bollente dei magistrati che indagano sulle carte di «don» Vito Ciancimino salta fuori pure una lettera scritta dall’ex sindaco di Palermo, presumibilmente alla fine del ‘93, a Antonio Fazio, allora neo governatore della Banca d’Italia. Nel Paese devastato dalle bombe di Palermo, Roma, Firenze e Milano l’obliquo amico dei Corleonesi, indicato come perno della «trattativa» per cui il generale Mario Mori è oggi sotto processo, avrebbe inviato al potente banchiere una sorta di promemoria «da ben conservare se realmente Lei deciderà di scendere in politica come da Amici di regime mi è stato sussurrato…».
Un «promemoria» di 43 righe battute al computer, sottoscritte da Ciancimino con firma già accertata dalla polizia scientifica e una nota a margine per la segretaria del suo legale, l’avvocato Ghiron: «Da rifare Rosalba». Si tratta quindi di una bozza e non è certo che Fazio l’abbia ricevuta anche se questa sarà la domanda che in Procura a Palermo si preparano a fargli per un interrogatorio imminente, forse dopo Ferragosto, quando la lettera sarà trasmessa al tribunale che processa Mori.
Esplicito il riferimento all’ex colonnello dei Ros nel testo trovato all’interno di una carpettadi Vito Ciancimino, oggetto delle deposizioni verbalizzate nei giorni scorsi dal figlio Massimo e dalla moglie dell’ex sindaco, Epifania Scardino: «Dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzato dal Colonnello Mori per bloccare questo attacco terroristico ad opera della mafia, ennesimo strumento nelle mani del regime, e di fatto interrotto con l’omicidio del giudice Borsellino sicuramente oppositore fermo di questo accordo, si è decisi finalmente, costretti dai fatti, di accettare l’unica soluzione possibile per poter cercare di rallentare questa ondata di sangue che al momento rappresenta solo una parte di questo piano eversivo…».
Alla materia sono molto interessati i magistrati di Caltanissetta che con il procuratoreSergio Lari indagano proprio sul nuovo filone legato alle stragi siciliane. Si tratterebbe infatti di un’agghiacciante conferma alla tesi che lega il massacro di via D’Amelio alla possibile opposizione di Borsellino contro la stessa trattativa. Come denuncia da tempo il fratello del giudice, Salvatore, anche dopo le ricostruzioni fatte da Massimo Ciancimino, protagonista diretto di quella stagione, seppure a tratti considerato contraddittorio da alcuni magistrati. …
Già, si tratterebbe proprio di un’agghiacciante conferma, se fosse un documento autentico.
Ma guarda caso, non lo è.
Noi lo stiamo scrivendo da più di un anno, su questo blog ed in vari altri siti, che una fotocopia di una videoscrittura con una firma in calce, potrebbe essere il frutto di un collage fra la digitazione di un testo fabbricato ad hoc ed una firma sottratta, col Photoshop, ad un documento terzo, non inerente, e quindi non può essere considerata autentica in alcun modo.
Inoltre ci è sempre parso evidente che, in questa “lettera”, la terminologia impiegata non poteva appartenere al vocabolario di Don Vito, specie con un interlocutore di quel rango. Il sindaco mafioso di Palermo, di vecchia scuola democristiana, che scriveva al Governatore della Banca d’Italia chiamandolo, erroneamente, “presidente” ed indicando le proprie amicizie politiche come “Amici di regime”, non ce lo vedevamo proprio.
Ma soprattutto da quella frase centrale, da quel riferimento netto ad un “accordo” del quale il giudice Borsellino sarebbe stato “sicuramente oppositore”, (circostanza che a quanto ci risulta e sulla base degli attuali riscontri, per il momento, esiste solo e soltanto nelle mirabolanti teorie di alcuni magistrati supportate testimonialmente dai soliti pendagli da forca, infanticidi e pataccari, teorie alle quali, e si vede sin troppo bene, Massimo Ciancimino in un particolare momento di “messa alle strette” per la favola del Sig,. Franco ed altre, veniva a supporto ed in soccorso, consegnando questa “lettera”, con stupefacente tempestività), si sollevava, come direbbe Tex Willer, un maledetto puzzo di bruciato.
Che ci stavano a fare quei precisi riferimenti, così calzanti con le più moderne teorie delle procure sui rapporti fra Paolo Borsellino, Mario Mori e Vito Ciancimino, in una lettera del 93 al Governatore della Banca d’Italia? Insomma, non ci pareva fosse necessario avere un particolare fiuto di segugio per capire che si poteva trattare di una patacca, strumentale e preconfezionata, atta a foraggiare ed ammansire le A.G. che in quel momento iniziavano a mostrare segnali di impazienza verso il nostro “testimone”.
Di questo, abbiamo scritto più volte.
Ci abbiamo provato, ad esempio, il 15 settembre 2010, quando Umberto Lucentini su Repubblica annunciava gaudente: “Ciancimino, la perizia conferma“, e quindi spiegava:
“La perizia della polizia scientifica ha stabilito che sono stati firmati proprio da Vito Ciancimino alcuni dei documenti sui rapporti tra mafia e Stato e su un investimento di Cosa Nostra in un’azienda di Berlusconi che il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo ha consegnato alla procura. (…) Si tratta in tutto di tre testi: (…) Il terzo è una lettera che ha come destinatario l’ex governatore di BankItalia, Antonio Fazio, in cui si parla della trattativa tra pezzi dello Stato e boss e dell’attentato al giudice Paolo Borsellino. Al termine delle perizie, gli esperti del servizio di Polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine hanno una certezza: questi tre testi sono stati di sicuro firmati da Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto il 19 novembre 2002. E sono stati scritti proprio nei periodi indicati dal figlio Massimo. Una conferma importante per due delicate inchieste della procura di Palermo condotte anche grazie alle dichiarazioni di Ciancimino junior, che del padre ha custodito documenti e segreti ora messi a disposizione del pool dell’aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. …”
Noi a quel punto ci domandavamo come si poteva essere così certi di quell’autenticità, dal momento che emergeva da una procedura peritale disposta internamente alla Procura, priva della necessaria forma che si dovrebbe usare con i documenti prodotti in giudizio, la quale dovrebbe prevedere un’analisi effettuata sulla base di quesiti proposti dalla Corte e, soprattutto, l’espletamento di accertamenti in contradditorio.
Inoltre, veniva annunciata al mondo l’autenticità di un documento che provava l’esistenza di una “trattativa stato-mafia” condotta nei modi più corrispondenti alle ipotesi della pubblica accusa, senza che allo stesso mondo fosse spiegato come poteva essere considerata roba buona una fotocopia rappresentante un testo di videoscrittura ed una firma, pur originariamente vergata da don Vito, fotocopiata anch’essa.
Sui vari forum e blog che si occupavano dell’argomento, i tifosi della Procura di Palermo esprimevano tutta la loro soddisfazione. Ecco ad esempio un paio di commenti piuttosto rappresentativi (dal blog Livesicilia):
scritto da esagono- 15 set 2010 14:05 pm
Qualcuno aveva forse qualche dubbio che nel 2010 ci sono tutti gli strumenti che servono per stabilire se un foglio è stato scritto oggi o dieci anni fa e per stabilire anche chi l’ha scritto? Se qualcuno, illudendosi del contrario, provasse a prendere in giro la magistratura andrebbe messo sotto cura e non in carcere, con il piccolo particolare che Ciancimino jr non mi sembra nè malato nè matto.
scritto da davide- 15 set 2010 14:20 pm
siamo in attesa che lo staff di finissimi giuristi che popolano questo blog smontino queste perizie….
E quindi dopo alcuni tentativi da parte di commentatori più scrupolosi, non dico di smontare, ma di dubitare di quei documenti, ecco i piccoli balilla dell’antimafia coltivata biologicamente non fare economia di argomenti inoppugnabili, specie con il sottoscritto:
scritto dadavide – 15 set 2010 21:53 pm
veramente ammirevole il tentativo dei soliti noti di coprire il sole con un dito.
scritto da enrix- 16 set 2010 00:42 am
… Qui non si tratta di nascondere il sole con un dito, ma di normale dibattito e di ovvie considerazioni sul fatto se alcuni elementi raccolti dalla pubblica accusa, possano considerarsi effettivamente probatori.
Più che “ammirevole il tentativo dei soliti noti di coprire il sole con un dito”, direi che è spregevole il fatto che, soprattutto alcune primarie testate giornalistiche, si cerchi di arrivare con questi dati a conclusioni definitive ed affrettate.
scritto da davide- 16 set 2010 08:23 am
siamo al delirio… ovvero secondo i soliti noti le uniche verita asolute sono le loro, mentre le altre vanno quasi sempre interpretate e chi le puo interpretare? sempre solo loro! ma vi rendete conto che questa specie di tribunaletto che avete imbastito in questo blog è semplicemente ridicolo.
scritto da potrei essere chiunque- 16 set 2010 14:53 pm
Normale amministrazione che spuntano sempre i soliti nick ingaggiati a dire, ridire, ciarlare. Io personalmente ho constatato che anche se litighi con un semplice agente di qualche cosa o anche con un appuntato dei carabinieri si hanno degli svantaggi. Iterando e invertendo il ragionamento, entrare nelle grazie di generali e colonnelli porta grandi vantaggi. In perfetto stile italiano.
E’ questo dunque il modo in cui gli scolaretti della banda Disney, che in questo paese sono tanti tanti (e potrebbero essere chiunque, sono loro a dirlo), sanno dibattere con chi non si dimostra pronto a prendere per oro colato certi fatti quotidiani nei modi in cui gli vengono raccontati, che sono poi i loro modi preferiti: coloro che, come me, osano spulciare nelle ovvie contraddizioni e nelle logiche fonti di dubbio, andrebbero messi sotto cura; sono soltanto i “soliti noti” che tentano di coprire il sole con un dito, che delirano o che, infami, lavorano per ingaggio o per entrare nelle grazie dei generali e dei colonnelli.
Ed ora vediamo, se quello che delirava ero davvero io.
Trascorrono circa otto mesi dalla presentazione mediatica di quell’ “agghiacciante conferma alla tesi dell’accusa”, Massimo Ciancimino viene arrestato a causa di un collage analogo, un’altra patacca dove veniva tirato in ballo l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro mescolandolo in qualche modo con il fantasma dei servizi segreti, il sig. Franco/Carlo, e quando, alcuni giorni dopo il suo arresto, il 10 maggio scorso, si presenta in Tribunale nuovamente chiamato a testimoniare, ad un certo punto fa un paio di affermazioni sulle quali noi concentriamo subito l’attenzione:
11.09Il pm mostra una lettera al presidente della Banca d’Italia, Antonio Fazio. E’ stata scritta da don Vito. Ciancimino dice di averla ricevuta dal misterioso suggeritore (il famoso puparo), ma non fa il nome, lo chiama “mister X”.
11.22“Mi disse che mio padre era stato vittima della trattativa portata avanti da Mancino, Amato, De Gennaro. I documenti che ho consegnato provengono tutti dall’archivio di mio padre. Dopo il 7 aprile 2010 sono stato avvicinato da questo mister X. Mi ha citato alcuni personaggi a me cari. Sosteneva di essere stato perseguitato da De Gennaro e Falcone. Mister X era un carabiniere, autista del generale Paolantoni. L’ho incontrato a Palermo e Bologna. Mi ha dato una serie di documenti. Voleva che li consegnassi io ai pm. Lui non voleva apparire”.
(…)
12.20“Io ho trovato la lettera a Fazio nella mia cantina di Bologna. Poi mister X me ne ha mandato una copia senza la firma di mio padre. Non so se la lettera sia stata recapitata. Mio padre mi confidò che era opportuno scrivergli perché era possibile un suo ingresso in campo. Poteva prendere in mano l’elettorato della Democrazia Cristiana che nell’aprile del 1992 si stava sfaldando”.
Ascoltando quella testimonianza, rilevammo due fatti importanti: innanzitutto, era evidente che Ciancimino, infilando la famosa lettera a Fazio fra i documenti avuti in copia da un venditore di polpette avvelenate che lui, cercando di giustificare la presenza di patacche fra i suoi preziosi documenti, aveva chiamato “Mister X” per l’occasione, ma che a suo dire sarebbe stato uno degli autisti del generale dei carabinieri Paolantoni (peraltro già deceduto, così come tutti i suoi autisti, stando alle successive dichiarazioni dei famigliari) stava mettendo, come si suol dire, le mani avanti.
Il fatto che Massimo Ciancimino nel testimoniare avesse inserito di sua iniziativa quel documento fra quelli avuti in copia da Mister X, era per noi il segnale che la conferma di una nuova patacca si stava profilando all’orizzonte. Ormai la conosciamo bene, la nostra mascherina.
Inoltre, non potevamo non rilevare che il testimone avrebbe dichiarato, in quell’udienza, di aver trovato la lettera a Fazio nella sua cantina di Bologna.
Ma come? Non l’aveva ritrovata per caso sua madre, Epifania Scardino, in casa sua in una carpetta? Questo almeno è quanto avevamo appreso dai giornali 8 mesi prima, i quali ci avevano persino raccontato che la vedova dell’ex sindaco di Palermo aveva accompagnato il figlio in Procura per dare conferma alla sua versione dei fatti. (vedi ad es. anche l’articolo di Cavallaro sul Corsera, citato qui sopra).
Come si vede bene, quando certi castelli di tarocchi iniziano a dare segni di cedimento, il passaggio al crollo definitivo rischia di divenire breve.
Nel caso della lettera a Fazio, dopo poco più di un mese solamente, arriva il primo crollo, ed arriva proprio da un supplemento di perizia della Polizia Scientifica, di cui dettero notizia, insieme a pochi altri, Il Giornale di Sicilia e Gianluca Ferrari su Livesicilia:
PALERMO. Spuntano nuove anomalie nei documenti portati da Massimo Ciancimino ai pm di Palermo. L’ennesima sorpresa riservata dall’enorme mole di carte consegnate dal figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, è venuta fuori al processo al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento aggravato alla mafia.
A indicare le stranezze in quattro documenti sono stati gli stessi consulenti della Procura, esperti della Scientifica che non hanno escluso che le anomalie dipendano da “manipolazioni o trasposizioni”. Ciancimino non è nuovo a simili accuse: ad aprile è finito in carcere proprio per avere manipolato un documento inserendo tra i personaggi delle istituzioni legati alla trattativa tra Stato e mafia il nome del l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Un copia e incolla che gli è costato l’accusa di calunnia.
I documenti sospetti sono: una lettera dattiloscritta indirizzata all’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio in cui la firma manoscritta “Vito Ciancimino” non sarebbe contestuale al testo.
Stessa anomalia in un’altra lettera sempre indirizzata a Fazio in cui l’interpolazione è proprio l’intestazione “illustrissimo Fazio”. Sotto accusa, poi, anche altri due documenti: un pizzino che Vito Ciancimino avrebbe scritto a macchina al boss Provenzano che presenta un tratto aggiunto estraneo al resto del testo e la dicitura a mano “Zanghì” e, infine, un’altra lettera in cui al testo dattiloscritto segue un’annotazione a mano di don Vito.
Il sospetto adombrato dalle difese è che in carte scritte dall’ex sindaco il figlio abbia aggiunto, successivamente, brani manoscritti del padre.(Nuove anomalie nelle carte di Ciancimino – Giornale di Sicilia – 21/06/2011)
PALERMO. Sul carteggio consegnato in Procura da Massimo Cianciminosi fa ancora più fitto il velo di perplessità. L’impressione che emerge dall’esame dei quattro consulenti della Polizia Scientifica di Roma, sentiti contestualmente per fornire dichiarazioni immediate all’udienza di questa mattina del processo al generale del ROS Mario Mori, è che in tutti i documenti presentati da Ciancimino Junior, ricevuti dal presunto “puparo”, vi sia una ricorrente anomalia riguardante soprattutto le parti manoscritte. (…) (Ciancimino, nuovo rebus: Anomalie nei documenti – di Gianluca Ferrari – Livesicilia – 21/06/2011)
Quindi, abbiamo capito bene quanto è accaduto. A settembre del 2010, Repubblica ed altri annunciano trionfanti che “gli esperti del servizio di Polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine hanno una certezza: questi tre testi [fra i quali la lettera a Fazio – ndr] sono stati di sicuro firmati da Vito Ciancimino”
Nel giugno 2011, le news lasciano basiti: il testo che nove mesi prima ai periti della Polizia Scientifica risultava essere stato di sicuro firmato da Vito Ciancimino, ora agli stessi periti risultava recante una firma di Vito Ciancimino non contestuale al testo. Questo però, soltanto dopo che il portatore di documenti si è messo al riparo da nuove accuse di falso, beninteso, avendo fornito un elenchino di questo ed altri collage, da addebitare in toto a tal Mister X, che li avrebbe consegnati al povero Massimo, ignara e miserevole vittima di quel puparo. Non per niente, su Livesicilia, Ferrari ci ha tenuto a precisare che si tratta dei documenti “ricevuti dal presunto “puparo”, e soltanto di quelli.
Chissà se sarà stato sempre questo puparo, a suggerire al testimone di portarsi in procura la madre perché raccontasse che aveva trovato i documenti in una carpetta.
Nel frattempo però, ancor prima che saltasse fuori questa bella sola del puparo, noi eravamo stati accusati, grazie a questi bei modi di fare informazione e di verificare le carte, di delirio e persino mercimonio per aver manifestato alcuni dubbi sull’autenticità di un documento, che oggi si sta effettivamente rivelando un falso.
E nuovi pesanti indizi che si tratti di un falso, provengono dalle risultanze peritali della Consulenza tecnica di parte espletata, su incarico del Gen. Mori e del Col. Obinu, dal M.llo Antonio Marras, già addetto al “Laboratorio di Indagini Grafiche” del “REPARTO INVESTIGAZIONI SCIENTIFICHE” dei Carabinieri di Roma ed attualmente collaboratore esterno dello stesso R.I.S. e titolare di uno studio professionale specializzato in indagini grafiche.
Questa consulenza, si può scaricare in forma integrale su questo blog. Vi consiglio di farlo, e di leggerla, per quanto riguarda questo argomento, da pag. 204 a pag. 272, così da potere riscontrare tutte le scrupolose considerazioni formulate dall’esperto accreditato ed il suo apprezzabile metodo d’indagine e di approfondimento.
Egli riesce a dimostrare, in sintesi, che la firma presente in calce alla lettera è stata si manoscritta da Vito Ciancimino, ma su qualche altro documento, ed in epoca antecedente ai fatti commentati nella lettera, e che pertanto è stata trasposta artificiosamente, con mezzi elettronici o meccanici, sotto al testo allo scopo di conferire allo stesso, falsamente, autenticità.
Esattamente come noi abbiamo sempre ipotizzato.
Ma non è questa l’unica conclusione a cui giunge il perito. Ecco, di seguito, tutto l’enunciato conclusivo:
CON RIFERIMENTO SPECIFICO AL DOC. “4-PA”, NOTO COME LA COSIDDETTA LETTERA AL “PRESIDENTE DOTT. FAZIO”, SI PRECISA CHE LA FIRMA IN CALCE ALLA MISSIVA È AUTOGRAFA DI CIANCIMINO VITO CALOGERO MA NON AUTENTICA POICHE’ ANCH’ESSA TRASPOSTA.
PER CIÒ CHE CONCERNE, INVECE, LA MANOSCRITTURA “DA RIFARE ROSALBA” FIGURANTE A TERGO SUL PREDETTO DOCUMENTO, SI TRATTA DI UN’ANNOTAZIONE VERGATA, CON ALTA PROBABILITÀ, DA MASSIMO CIANCIMINO.
Quindi “DA RIFARE ROSALBA”, sarebbe stato scritto da Ciancimino jr.
Secondo invece il personale della Polizia Scientifica nella “RELAZIONE TECNICA DI ACCERTAMENTI GRAFICI” – Relazione preliminare datata 09.08.2010 (pag. 03) – “Le manoscritture in stampatello apposte sui reperti non hanno evidenziato elementi grafici sufficienti ed idonei per esprimere concreti giudizi di riconducibilità: -manoscrittura presente nella sezione laterale sinistra sul reperto nr. 4 PA – relativamente alla frase “DA RIFARE ROSALBA.”
In poche parole, per i periti incaricati dalla procura, “da rifare rosalba” sarebbe stato scritto da ignoti.
Secondo il perito incaricato dalla difesa di Mori, sarebbe invece stato scritto, con alta probabilità, da Massimo Ciancimino.
Noi, dopo aver letto la sua relazione da pag. 249 a pag 271, la pensiamo allo stesso modo.
Infine, per concludere, segnaliamo altri capitoli salienti della stessa relazione: quello relativo alla perplimente conduzione delle operazioni peritali da parte della procura (da pag. 309 a seguire), quelli (da pag. 273 a pag. 284) relativi ad altri documenti falsificati o manipolati (gli stessi, per intenderci, definiti “tutti autentici” da Marco Travaglio), e soprattutto quello, a pag. 177, dimostrante la falsità della famosa “missiva di Vito ciancimino indirizzata per conoscenza all’On. Silvio BERLUSCONI”, dove il perito giunge alle stesse conclusioni cui noi eravamo giunti, con ben altra disponibilità di mezzi e di esperienza, nel nostro articolo “bricolage” e sul libro “Prego, dottore!”, ormai esaurito.
A risentirci presto.
Enrix
CLICCA QUI PER SCARICARE IL FILE PDF DELLA RELAZIONE FINALE DELLA CONSULENZA TECNICA DEL PERITO ANTONIO MARRAS
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http://segugio.splinder.com/post/25163967/via-damelio-depistaggio-no-faccia-tosta
Game Over
ottobre 23rd, 2011 at 22:07
Sviluppo, Berlusconi accelera
Opposizioni: “E’ l’ultimo giro”
Dopo l’ultimatum Ue e le ironie franco-tedesche, il premier ha intenzione di convocare un Cdm per varare il dl entro martedì. Il Pd: “Italia umiliata”, quello del Consiglio europeo è stato “un vero ultimatum”. Fini: “La nostra credibilità è sotto zero”
ROMA – Dopo le risate complici alla riunione del Consiglio europeo 1tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il premier prova a stringere i tempi sul dl Sviluppo: entro martedì mattina è annunciato un Consiglio dei ministri. Ma le opposizioni attaccano sulla perdita di credibilità internazionale del nostro Paese.
Secondo quanto riferiscono fonti parlamentari del Pdl, nel pacchetto sviluppo potrebbero rientrare misure sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni, sulla semplificazione di procedure per le imprese e sulle infrastrutture. Non è escluso che si possa affrontare, alla luce degli appelli giunti dalla Ue, anche il nodo pensioni 3.
Ma dopo Bruxelles, il coro contro il presidente del Consiglio è unanime: siamo alla “campanella dell’ultimo giro”, Berlusconi “se ne deve andare”. L’Italia a Bruxelles ha ricevuto, come osserva il Pd, “un vero ultimatum”. Le “risate della Merkel e di Sarkozy”, sintetizza il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, sono “il foglio di via per il Cavaliere”. “Merkel e di Sarkozy ridono di Berlusconi e con loro tutti i giornalisti presenti alla conferenza stampa di Bruxelles. L’Italia è rappresentata in Europa e nel mondo da un premier considerato poco più di un giullare. Non possiamo permettercelo. Le opposizioni unite, assieme alle parti sociali hanno il dovere di dare la spallata decisiva a questo governo ridicolo”.
Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini stigmatizza il modo in cui il presidente francese sorride del governo “perché nessuno può ridicolizzare l’Italia”, ma non ha dubbi sul fatto che Berlusconi si sia comportato come “un ragazzino che arriva all’esame e si accorge di non aver studiato”. Da lui sono arrivate “100 idee”, prosegue, che si sono rivelate solo “100 sciocchezze”. Il presidente della Camera Gianfranco Fini parla di momento “grave e pericoloso”: “Siamo alla campanella dell’ultimo giro” perché il premier avrebbe l’obiettivo di “tirare a campare qualche settimana” per poi “andare al voto la prossima primavera”.
Per gli italiani, rincara la dose il segretario Pd Pier Luigi Bersani, è “diventato umiliante andare all’estero”. Quindi, assicura, non solo si deve cambiare esecutivo, ma si deve andare oltre per “superare la malattia” del berlusconismo. Si deve cioè “ricostruire” il Paese cercando di riconquistare prestigio a livello internazionale. A Berlusconi, interviene il senatore Pd Roberto Di Giovampaolo (Pd) arriva “una tirata d’orecchio da parte di alcuni dei suoi migliori alleati europei: la destra conservatrice di Merkel e soprattutto Sarkozy”. Evidentemente, afferma, “in Europa hanno sempre meno fiducia sulla capacità del premier italiano di saper uscire dalla crisi”.
In una nota, Walter Veltroni incalza: “Per chi non fosse convinto della necessità di dare subito all’Italia un governo forte e autorevole, l’umiliazione subita dal nostro Paese nella conferenza stampa Merkel-Sarkozy, ne è una prova inconfutabile”. Si stacchi la spina all’esecutivo, è l’appello del leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, perché “ci sputtana a livello internazionale e ci porta ad un declino che rischia di diventare irreversibile”.
Le immagini 4 della conferenza stampa del presidente francese e della cancelliera tedesca, le cose dette sull’Italia e “il tono in cui sono state dette”, è invece il commento di Giorgio La Malfa, indicano una condizione di “isolamento dell’Italia che non si è mai vista negli ultimi 30 anni”. Anche a Bruxelles le voci raccolte dietro le quinte del vertice non sono troppo confortanti. Oggi come oggi, si sarebbe detto al Consiglio Ue, il problema italiano “è Berlusconi”. E lui, si racconta in ambienti del vertice, dopo il colloquio con Merkel e Sarkozy, sarebbe uscito “scuro in volto”.
Lui, è l’affondo del leader Idv Antonio Di Pietro, gioca con il Paese e con le istituzioni proprio come “Charlie Chaplin giocava con il mondo imitando Hitler”. E’ solo “un satrapo che non sa invecchiare”, afferma. Quanto accaduto a Bruxelles “certifica il momento di assoluta drammaticità” che sta attraversando l’Italia. Tutte le forze politiche, è l’invito che rivolge il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova, dovrebbero capire che o si dà vita ad un nuovo esecutivo “o sarà troppo tardi”.
salvo
ottobre 23rd, 2011 at 22:25
Buon umore,di Alessandro Gilioli.
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A Berlusconi però un pregio bisogna riconoscerlo: mette di buon umore tutti.
Basta sentirlo nominare che Sarkozy inizia a gigioneggiare con la testa e perfino alla Merkel scappa da sghignazzare.
Sì sì, li ha indubbiamente convinti, con la sua affidabilità e la sua autorevolezza.
salvo
ottobre 23rd, 2011 at 22:26
PRONTO MASI? SO’ LAVITOLA – L’EX DG RAI SI VANTA CON VALTERINO: “IO GLI (A BERLUSCONI, NDR) STO FACENDO COSE CHE NON HA FATTO NESSUNO, PERCHÉ IO HO CAMBIATO I TELEGIORNALI, HO CAMBIATO I GR” – A MASI, COME EX RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO EDITORIA DI PALAZZO CHIGI, LAVITOLA DISCUTE DEI FINANZIAMENTI AL SETTORE. RISPOSTA: “EDITORI ROMPICAZZO” – - E GLI RACCOMANDA I GIORNALISTI RAI: “IL DIRETTORE DEL TG3 CAMPANIA, TI MANDO IL CURRICULUM. E’ IMPORTANTISSIMO, LÌ CI SONO LE ELEZIONI”… -
bosco
ottobre 23rd, 2011 at 22:50
Emilia Romagna riceve 180milioni.
La sicilia riceve 1 miliardo e 600 milioni ??????
Ma chi sono ste merdacce di siciliani…SI PUO’ SAPERE ???????
Luciano Baroni
ottobre 24th, 2011 at 11:05
lunedì 24 ottobre 2011, 08:00
Toscana, sgomberi d’oro
Se anche Rossi e Renzi vengono truffati dai rom
Paolo Bracalini
Roma – Ci sono i rimpatri alla francese, e quelli alla toscana. Sarkozy viaggia sulle 9mila espulsioni l’anno, con voli appositi e di sola andata (sgomberato il 70% dei campi abusivi). In Toscana invece la sinistra di governo (in Regione e al Comune di Firenze) si è regolata diversamente: ha dato un po’ di soldi ai nomadi, invitandoli a tornare in Romania o Bulgaria. E loro? Sono partiti, solo che subito dopo sono tornati e adesso stanno ancora lì dov’erano, al campo rom Quaracchi alla periferia di Firenze.
Un flop gigantesco, costato in tutto 400mila euro (fino a 1.500 euro regalati ad ogni famiglia nomade) su cui il centrodestra toscano sta dando battaglia.
Quelli della Lega, che da qualche tempo esistono anche nei Consigli (alle regionali 2010 il Carroccio ha preso il 6,48%), chiedono aiuto al loro Bobo Maroni: «Intervenga il Viminale – chiede il segretario cittadino della Lega, Andrea Tavanti -. È folle sperperare così il denaro pubblico specie in un momento di crisi. Sarebbe meglio se Renzi si preoccupasse meno di apparire in tv e cominciasse ad apparire per le strade della sua città…».
A quanto risulta alla Lega, i nomadi si sarebbero tenuti i 1.500 euro e sarebbero restati al loro posto. «È una cialtroneria, un uso maldestro dei soldi» attacca il capogruppo leghista in Provincia, Marco Cordone.
Qualcosa non ha funzionato nel meccanismo messo in piedi per rimpatriare i rom. E a leggere il «progetto» si capisce anche perché. Dunque, il fondo di 400mila euro è stato stanziato dalla Regione Toscana con una delibera del maggio 2011: 200mila euro alla Società della Salute Zona Fiorentina Nord Ovest, altri 200mila al Comune di Firenze, «per lo sviluppo di interventi in favore dei nuclei familiari che si trovano in condizioni di gravissima marginalità e con particolare riferimento ai soggetti occupanti l’area sita in località San Piero a Quaracchi». Nella delibera si descrive anche la modalità del «rimpatrio», piuttosto farraginosa. Il piano si divide in due fasi: «La prima di un periodo stimato di circa 6 settimane svolte interamente in Italia con l’organizzazione degli eventuali accompagnamenti in patria; la seconda caratterizzata da due o più viaggi in Romania per la consegna del sostegno economico residuo e per la verifica del percorso». I 1.500 euro sono divisi in tre tranche: 700 euro alla partenza, 800 dopo 60 giorni. Passati i quali, sembra di capire dai guaiti dell’opposizione, le famiglie sono tornate a Firenze.
Il metodo francese è un po’ più semplice: per chi non ha l’allontanamento coatto (imbarcato su un volo), è previsto un contributo di 300 euro per rimpatriare, ma chi lo riceve deve lasciare le impronte digitali al momento della partenza, in modo che lo si possa individuare se tenta di ritornare indietro. In Toscana invece hanno previsto sei settimane per organizzare gli «accompagnamenti» dei nomadi in Romania (ma i rimpatri sono «eventuali»), e poi diversi viaggi degli educatori per consegnare il resto del contributo.
L’opposizione ha sollevato obiezioni. Era necessario un «gruppo di lavoro» per accompagnare i rom? Cosa sono i 15mila euro di «costi sportello»? E i tremila euro per il centro ascolto? «Che cosa devono ascoltare i rom dagli operatori»? hanno chiesto i consiglieri del centrodestra al Comune di Firenze.
La questione rom a Firenze non è nuova. Si calcola che dal 2004 ad oggi il Comune ha speso quasi 15 milioni di euro per la gestione dei campi nomadi. «Un pozzo senza fine, nella periferia c’è addirittura un villaggio con sette villette bifamiliari per i nomadi», attacca il capogruppo leghista in Provincia. Ma quel che ha fatto più imbestialire l’eurodeputato toscano della Lega Claudio Morganti, sono stati i commenti di alcuni rom che, incamerati i soldi, hanno scelto di rimanere in Italia perché la vita in Romania sarebbe troppo costosa. «È chiaro che preferiscono rimanere in quell’Eldorado di parassitismo che è diventata la Toscana».
Gitarella in Romania inclusa.
Luciano Baroni
ottobre 24th, 2011 at 11:07
lunedì 24 ottobre 2011, 08:09
Sarkozy come Zidane
Sallusti
I francesi hanno un brutto vizio. Quando sono in difficoltà con noi italiani perdono il controllo, diventano arroganti. E si mettono a tirare testate, pensando così di risolvere i problemi. È successo, tutti lo ricorderanno, nella finale dei campionati del mondo di calcio del 2006. Allora fu Zidane a perdere la testa picchiandola sul petto di Materazzi. Ieri è successo di nuovo, con Sarkozy che ha irriso il nostro governo e il nostro Paese. Come finirono i mondiali lo sappiamo (5 a 3 per noi dopo i calci di rigore).
Come finirà la partita economica sulla crisi economica lo vedremo, ma certo per il presidente francese in cerca di rielezione il precedente non porta bene. Perché Sarkozy ce l’ha tanto con noi è ovvio. I conti dell’Italia c’entrano ma fino a un certo punto. La realtà è che i francesi non possono sopportare che l’Italia abbia ottenuto la presidenza della Banca centrale europea (Mario Draghi) per di più senza far dimettere il suo rappresentante nel consiglio della banca stessa, Lorenzo Bini Smaghi. Situazione che mette in minoranza la Francia nella gestione della finanza europea. Berlusconi ha assicurato che le dimissioni arriveranno.
Ma i tempi, se Sarkozy permette, li decidiamo noi. Ride, il presidente francese in conferenza stampa alla domanda sull’affidabilità dell’Italia. Come rideva Zidane mentre tirava di testa. Ma è il riso isterico di un uomo in difficoltà nel suo Paese e che le sta provando tutte per risalire la china, compreso programmare un figlio per la campagna elettorale presidenziale. Ma ha poco da ridere. La Francia, le sue banche, le sue industrie, debito pubblico a parte, non è messa meglio di noi.
Tanto che la Merkel, presente alla triste sceneggiata del presidente francese, ha riso molto meno. Anzi, si è imbarazzata e ha confermato la fiducia in Berlusconi e nelle capacità dell’Italia. Ovviamente non ha riso neppure Berlusconi, che peraltro torna a casa dal vertice europeo con quello che voleva.
Cioè un mandato della comunità internazionale a fare quello che lui avrebbe già fatto se Tremonti e la Lega non si fossero messi di traverso. Parliamo di riforme strutturali, vendita del patrimonio pubblico e forse anche riforma delle pensioni. A ore ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario. Il momento della verità per la maggioranza. Lì sì che ci sarà poco da ridere, l’alternativa è andare a casa tutti. In quanto a Sarkozy prevediamo un nuovo caso Zidane: carriera finita.
Alessandro Milano
ottobre 24th, 2011 at 11:43
Crespi un mio fraterno in bocca al lupo!
Questi sedicenti “giornali indipendenti” hanno delle lingue lunghissime…………..